06/05/14

Belli e il colera.


Giuseppe Gioachino Belli è così impressionato dalla terribile infezione di colera, sviluppatasi dal 1832 in poi in tutta Europa, arrivata in Italia e nello stato pontificio nel 1836 e a Roma l'anno successivo, che si affretta a fare... testamento!!!

Belli ha da poco perduto la moglie Mariuccia , morta proprio nel luglio del 1837, e una serie di problemi patrimoniali gravissimi stanno per abbattersi sulla sua testa...
Intanto la paura di ammalarsi, di morire, la responsabilità di lasciare l'unico figlio Ciro orfano di entrambi i genitori etc. sono tutti argomenti che lo spingono a dettare al notaio le sue ultime volontà.
E' il  19 agosto del 1837 e G.G. Belli detta al notaio le sue disposizioni testamentarie. 
Proprio in questa metà di agosto, complice il caldo, complice  le festività del  15 e 16 agosto,  che aveva richiamato a Roma tantissima gente per le processioni propiziatorie, per le luminarie e altri bagordi, il colera fa strage della popolazione romana. 
Ecco alcuni dati:
14 agosto:  attaccati 69, morti 39
15 agosto: attaccati 121, morti 51
16 agosto attaccati 179, morti 94
17 agosto attaccati 189, morti 117

Possiamo solo immaginare Belli che, abbattuto per il recente e gravissimo lutto che lo ha colpito, nonostante la caldissima giornata dell'agosto romano, l'afa (il callo da lui stesso descritto in vari sonetti),  l'aria malsana  di questa estate del 1837, si reca frettolosamente  a via delle muratte, proprio dietro la fontana di trevi, vicino a palazzo Poli, lussuosa abitazione in cui aveva vissuto con la ricca moglie Mariuccia Pichi dal notaio di cui era cliente, e fa testamento. 
E' anche un modo per Belli affrontare la situazione, spinto dalle terribili e incontrollate notizie diffuse sulla epidemia e forse influenzato dalle angosciose processioni notturne che attraversavano Roma, sicuramente impaurito dalla possibilità di contrarre il contagio. 


Assistenza ai malati di colera
Alcune righe di questo testamento, che porta in calce  la  firma autografa di Belli, contengono proprio un riferimento esplicito proprio a questo terribile morbo che proprio in quell'anno si stava diffondendo a Roma

Nell'atto testamentario, il poeta afferma infatti che non vuole essere preso in contropiede dal flagello del ....cholera asiatico che principia a percuotere questa città... e quindi non vuole morire prima di aver fatto testamento. 
Questo atto è conservato nell'Archivio di Stato Roma.

Ed è soprattutto Ciro, l'amatissimo figlio unico rimasto orfano di madre, a occupare i suoi pensieri, quando si siede davanti al notaio per dettare e poi firmare queste disposizioni. 

Non solo il Belli-uomo,impaurito dalla diffusione del colera che lo induce a fare testamento, ma anche il Belli-poeta dedica all'argomento colera una indimenticabile serie di sonetti, scritti nell'agosto del 1835 e nel 1836 : 
Er còllera mòribbus. Converzazzione a l’osteria de la ggènzola indisposta e ariccontata co ttrentaquattro sonetti, e tutti de grinza..

Grazie all'incontro organizzato dagli studiosi marchigiani di Giuseppe Gioachino Belli aggiungeremo a queste notizie romane, altre interessanti informazioni sull'argomento del colera ad Ancona nel 1836, con lo sguardo rivolto a quanto scritto da G.G. Belli su questo argomento, che coinvolgeva le sue amate Marche. 
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Per saperne di più: "Colera, omeopatia ed altre storie", a cura di Marcello Teodonio e Francesco Negro, Palombi, 1988.