17/12/16

Belli e gli zampognari

In passato il 25 novembre, giorno di Santa Caterinasegnava tradizionalmente l’inizio della novena in preparazione del Natale, a trenta giorni dalla festa per la nascita di Gesù. 
E questo giorno coincideva anche con la comparsa degli zampognari a Roma.
E così anche il poeta Giuseppe Gioacchino Belli, che era un attento osservatore di tradizioni popolari romane, con un sonetto scritto il 18 novembre 1831 e intitolato “Li venticinque de novembre” ci introduce nell’atmosfera particolare di quei giorni.
In questo sonetto Belli descrive proprio l’attesa dei “piferari”o zampognari, mentre in una nota specifica spiega che erano “abruzzesi, suonatori di pive e cornamuse o cennamelle, che il popolo chiama ciaramelle”. 

L'atmosfera del Natale iniziava con il suono delle zampogne...
Parecchi anni dopo, cioè nel 1844, il Poeta ritorna sul tema con il sonetto La novena di Natale”, con cui conferma la sua passione, insieme alla gran parte dei romani, per gli zampognari, confessando che: “quann’è er giorno de Santa Caterina, che li risento, io ci arinasco ar monno”. [Versione. ..quando è il giorno di santa Caterina, che li risento, io rinasco al mondo.] 
Caravaggio,
santa Caterina
Per gli zampognari la città eterna divenne nel sette-ottocento una inaspettata grande vetrina internazionale, in quanto Roma era la meta privilegiata del viaggiatori del Grand Tour. In pieno romanticismo, le figure arcaiche, quasi misteriose, di questi rozzi pastori con mantelli provenienti dalle montagne, nel segno di tradizioni secolari, colpìrono la fantasia e l’estro di molti artisti, poeti, scrittori ma anche musicisti e compositori.

Li venticinque novemmre
Oggiaotto ch’è ssanta Catarina
se cacceno le store pe le scale,
se leva ar letto la cuperta fina,
e ss’accenne er focone in de le sale. 
Er tempo che ffarà quela mattina
pe Natale ha da fallo tal e quale.
Er bugiardello cosa mette? brina?
la brina vederai puro a Natale.

E cominceno già li piferari
a calà da montagna a le maremme
co quelli farajòli tanti cari!

Che belle canzoncine! oggni pastore
le cantò spiccicate a Bettalemme
ner giorno der presepio der Zignore.
  

18 novembre 1831             
(Versione. Il 25 novembre.Tra otto giorni sarà la festa di S. Caterina d’Alessandria: si metteranno le stuoie su per le scale, si leverà dal letto la coperta sottile e si accenderà il braciere nelle sale. Il tempo che farà
Zampognari,
B. Pinelli
quella mattina sarà quello che si ripeterà tale e quale a Natale. Il lunario cosa prevede? Brina? La brina la vedrai anche a Natale. E in quel giorno cominciano già i suonatori di pive e cornamuse a scendere dalla montagna alle pianure con quei mantelli rattoppati tanto cari ! Che belle canzoncine! Ogni pastore le cantò tali e quali a Betlemme nel giorno del presepe del Signore Gesù.)


La novena de Natale                                
Eh, ssiconno li gusti. Filumena
se fa vvení cqueli gruggnacci amari
de li scechi: Mariuccia e Mmadalena
chiameno sempre li carciofolari;
              

e a mmé mme pare che nun zii novena
si nun zento sonà li piferari:
co cquel’annata de cantasilena
che sserve, bbenemio!, sò ttroppi cari.
  
Quann’è er giorno de Santa Caterina

me pare a mmé dde diventà rreggina.
  
 E cquelli che de notte nu li vonno?
Poveri sscemi! Io poi, ’na stiratina,
e mme li godo tra vviggijj’e ssonno.

(23  dicembre  1844)

(Versione. La novena di Natale. Eh, secondo i gusti. Filomena si fa venire sotto casa quelle facce amare dei ciechi (che cantavano litanie e altre preghiere a pagamento). Mariuccia e Maddalena chiamano sempre i suonatori e cantori girovaghi; e a me sembra che non sia novena se non sento suonare i pifferai. Con quell’andamento da cantilena che serve dirlo, bene mio (è un’esclamazione di piacere), sono troppo amabili. 
Quando arriva il giorno di S. Caterina (il 25 novembre) e io li risento (era questo il giorno nel quale cominciavano i pifferai a suonare per le strade), io rinasco al mondo: mi pare di diventare regina. E quelli che di notte non vogliono sentirli suonare? Poveri scemi! Quanto a me, una stiratina dentro il letto, e me li godo nel dormiveglia, tra la veglia e il sonno).