01/10/16

Belli e il papa Gregorio XVI

Il pontificato del Papa Gregorio XVI si svolge durante un arco di tempo di 15 anni, cioè dal 1831 al 1846,  periodo in cui Belli si dedica anima e corpo alla stesura dei suoi Sonetti. 
Belli assente dall'Ufficio scrive e viaggia.
Sono gli stessi anni in cui Belli, che per campare rivestiva la modesta mansione di commesso presso la Direzione generale del Bollo e registro di Roma, riesce ad ottenere un periodo di assenza dal poco amato lavoro di impiegato dell'amministrazione pontificia. [per approfondire clicca qui >>]

Così dal 1827 al 1842approfittando di un cavillo di un regolamento interno, viene messo "interinamente  in quiescienza", cioè a riposo per motivi di salute, continuando a percepire lo stipendio.  
In tale posizione, gli impiegati potevano essere richiamati in servizio. Per Belli questo non accadrà mai e così rimase senza il noioso obbligo di presentarsi in ufficio a riposo per ben 15 anni, continuando a percepire lo stipendio!!
Durante questo periodo, il Poeta si dedicò intensamente alla stesura dei sonetti, ormai libero da un lavoro che non amava, e inizierà anche una serie di viaggi per tante luoghi, spesso collegati ai suoi interessi letterari ed economici, puntualmente rendicontati nelle Lettere. 
Gregorio XVI in una feroce caricatura
di Filippo Caetani (1)

Gregorio XVI nei Sonetti
Belli è irritato da un Vicario di Cristo corrotto e da una chiesa politicizzata, così sommerge  questo papa, il più presente nei suoi versi, di aggressioni verbali. Gregorio XVI diventa un personaggio dei Sonetti e viene evocato spesso e volentieri in vari modi: «Er Papa», «er zor Papa», «er zor Grigorio», «er zommo Pontefice», «er Papa Cappellaro», «un Papa raro/suda fracico, e piagne, e se dispera»
Addirittura in un sonetto Belli lo chiama:  Er Papa Micchelaccio, cioè quello la cui occupazione principale era : Maggnà, bbeve e annà a spasso. Ecco l’arte der Micchelaccio
(vedi dopo sonetto Er Papa  Michelaccio)  


Spietata e talvolta ridicola è la sua rappresentazione. Si veda il sonetto :  Le faccenne der Papa dove il papa è rappresentato non solo come un burlone, ma anche un fannullone egoista che non si assume responsabilità e abbandona la plebe al suo destino.
Anche il ritratto fisico che ne fa Belli è agghiacciante: Gregorio XVI ha un naso da elefante, è pieno di cerotti perché è sempre ammaccato e, con tutto quel che succede a Roma, non fa altro che mangiare, ubriacarsi, giocare a “nisconnarello”, a moscacieca, assumendo tratti evidentemente clowneschi....
A Roma, dove la caricatura era di casa, Filippo Caetani (1805- 1865) ci ha lasciato uno schizzo del volto di questo papa particolarmente irriverente: lo disegnava flaccido e col naso a forma di pene moscio (vedi immagine all'inizio).
Quando morì, Belli ‎dichiarerà in un suo appunto una paradossale nostalgia : A papa Grigorio je volevo bene perché me dava er gusto de potenne dì male.
In effetti Gregorio XVI non fu un grande papa, sebbene la sua fama sia stata troppo maltrattata dallo stesso poeta romanesco e dagli storici liberali.  
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Le faccenne der Papa
Fra ttanti sturbi 1, er Papa s’è anniscosto
ner Palazzo-der-Papa, e llà in giardino
spasseggia, fischia, e ppoi ruzza2 un tantino
cor un prelato suo garbàt’e ttosto. 3
Lo porta a un gioco-d’acqua accost’accosto
e tte lo fà abbaggnà ccome un purcino;
e arriva ar punto de mettéjje4 infino
drent’in zaccoccia li pollastri arrosto.
De le vorte5 lo pijja sott’ar braccio,
poi je fa la scianchetta,6 e, ppoverello,
je leva er piommo7 e jje fa ddà un bottaccio8.
Accusí er Papa se9 diverte; e cquello
s’ammaschera da tonto10 e ffa er pajjaccio
pe mmerità l’onore der cappello.
15 gennaio 1834

Note. 1 Faccende. 2 Scherza. 3 Garbato e tosto: modo schernitivo o di celia. Questo prelato garbato e tosto è monsignor Soglia, Elemosiniere SS.mo. 4 Di mettergli. 4a Alle volte: talvolta. 5 Gli fa la cianchetta: la gambetta. Far la gambetta è «interporre una propria gamba fra le altrui nel momento del moto, onde farlo inciampare». 6 Gli leva l’appiombo. 7 Gli fa dare (fare) una caduta. 8 Si. 9 Affetta il semplice. 

(VersioneLe faccende del papa. Fra tanti disturbi il papa si è nascosto nel palazzo del papa, e la in giardino passeggia, fischia, e poi scherza un pò con un prelato suo garbato e tosto. Lo porta ad un gioco d'acqua piano piano e lo fa bagnare com eun pulcino;e arriva pure a punto di mettergli dentro le tasche  i polli arrosto. Altre volte lo prende sotto braccio, gli fa la gambetta, e poveraccio gli leva l’appiombo e lo fa cadere. Così il Papa si diverte; e quellosi machera da tonto e fa il pagliaccio per diventare cardinale.)
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Er Papa Michelaccio 1 

Sai che ddisce2 sta perzica-durasce? 3
“Ho fatto tanto pe arrivà ar Papato,
Che mmó a la fine che cce sò arrivato
Io me lo vojjo gode4 in zanta pasce.

     Vojjo bbeve5 e mmaggnà ssino c’ho ffato:
Vojjo dormí cquanto me pare e ppiasce;
E ar Governo sce penzi chi è ccapasce,
Perch’io nun ce n’ho spicci6 e ssò Ppilato„7.

     Lui nun l’ha un cazzo8 er maledetto vizzio
De crede9 che cquer bon Spiritossanto
J’abbi dato le chiave pe un zupprizzio.

     E le cose accusí vvanno d’incanto. 10
Mó la pacchia11 è la sua: poi chi ha ggiudizzio
Quanno ch’è ppapa lui facci antrettanto.12
14 marzo 1834
Note. 1 Maggnà, bbeve e annà a spasso: Ecco l’arte der Micchelaccio. Questi sono due versi rimati che rinchiudono una sentenza romanesca. 2 Dice. 3 Pèsca-duràcina: dicesi di coloro che hanno robusta complessione. Tale è infatti quella del nostro sommo Pontefice Gregorio XVI, che Iddio guardi nella sua santa custodia. 4 Voglio godere. 5 Bere. 6 Non averne spicci (spicciolati) è metafora presa dalla moneta, quasi volesse dirsi: «io non ne ho per questo mercato». 7 Sono Pilato, cioè: «me ne lavo le mani». 8 Non l’ha affatto. 9 Di credere. 10 Vanno a maraviglia bene. 11 Pacchia è «tutto ciò che di comodo ed utile ci derivi dalla fortuna». Potrebbe servir di sinonimo a cuccagna. 12 Faccia altrettanto. 

[VersioneIl papa Michelaccio
Sai che dice questa uomo robusto?"Ho fatto tanto per arrivare al Papato, che adesso che ci sono arrivato me lo voglio godere in santa pace. Voglio bere, mangiare fin che son vivo: voglio dormire quanto mi pare e piace; e al governo ci pensi chi è capace, perche io non ho spicci e mene lavo le mani.... Lui non ha affatto il vizio di credere che quel buono Spirito Santo gli abbia dato le chiavi per un supplizio. E così le cose vanno d'incanto. Adesso la pacchia è la sua: poi chi ha giudizio quando diventa papa lui faccia altrettanto.]