09/01/17

Belli e il freddo

Nella Roma del Poeta Belli d'inverno si pativa il freddo.
In passato la situazione era addirittura più grave, in quanto almeno fino al 1368 nella città dei papi ci sono testimonianze che raccontano che non si trovavano camini nella maggior parte delle abitazioni. 
Allo stesso Giuseppe Gioachino Belli viene attribuita fama di freddoloso..ma chi in quelle epoche poteva non esserlo?
E così via con mantelli, ferraioli o tabarri che dir si voglia...

Il camino
I camini rappresentavano comunque un vero e proprio oggetto di lusso dai costi non certo indifferenti. E tali rimasero per le casupole abitate dal popolino.
Per le dimore signorili il caso era diverso..ma comunque il freddo si faceva sentire ovunque
Anche la presenza del camino spesso non bastava a riscaldare le grandi dimore come ad esempio il grande appartamento a palazzo Poli, dove Belli visse dopo il suo matrimonio con la contessa Maria Pichi. Il palazzo è lo stesso dove da un lato fu costruita la facciata monumentale di fontana di Trevi. 

Scaldini, scaldaletto e bracieri
Oltre al bel sonetto intitolato L'inverno, dove il Poeta mostra tutta la sua avversione per questa stagione, segue un altro sonetto dedicato agli strumenti allora a disposizione per contrastare il freddo come l'economico scaldino
Oggetto diffussissimo, in varie forme e materiali, aiutava a scaldarsi, anche per  salvarsi dai maledetti geloni... 
Così c'era lo scaldino portatite, che serviva soprattutto a riscaldare le mani o altre parti del corpo,  e quelli per scaldare il letto, che poteva essere veramente ghiacciato, anche a causa dell'umidità che a Roma, anche a causa del Tevere, non mancava mai.  A Roma il tipo fisso, a differenza dello scaldaletto che si passava fra le lenzuola prima di coricarsi, aveva l'ambiguo nome di prete (in altre regioni monaca..). E poi si utilizzavano i bracieri, ancora oggi in  uso in alcuni zone arretrate, per riscaldarsi.  
Il sistema utilizzato prevedeva di riempire di legna un braciere o contenitore, che inizialmente doveva essere messo all'aperto a causa del fumo, quindi si aspettava che la legna bruciando si trasformasse in brace e allora via a riempire scaldini e scaldaletti... mentre il braciere rientrava in casa per riscaldare stanze e persone sedute intorno. 
Soprattutto il popolo, che per i mestieri che faceva viveva quasi sempre all'aria aperta, pativa il freddo sia nelle casupole in cui mancava il riscaldamento, sia per strada e davanti alle botteghe aperte, o ai banchi del mercato
E così per riscaldarsi aveva la pericolosa abitudine di far ardere il fuoco in mezzo alle case, in terra, o dentro a cassoni ripieni di terra. Per tal motivo le strade, soprattutto quelle secondarie, dovevano spesso essere piene di fumo, che non potendo sprigionarsi di sopra ai tetti, danneggiava l'aria e i prospetti delle case, contribuendo a dare alla città quella tinta scura apprezzata da romani e forestieri, definita severa. 
In uso fino a '900 inoltrato, come braciere si utilizzavano anche economici contenitori di alluminio dove mettere la legna da ardere e..sembrava così di stare davanti a un caldo camino (vedi foto all'inizio di E. Gentilini).

I sonetti
Il primo sonetto è dedicato  all'inverno, che Belli definisce senza mezzi termini una stagione "porca". belli utilizza qui il termine giannetta per indicare  Il vento freddo e pungente di tramontana
Interessante notare che anche in quel tempo la fontana del Tritone, come in questi giorni freddi, si ghiacciava... 
Il secondo è dedicato allo scaldino negli ultimi versi contiene un riferimento ad un episodio biblico,  mentre il terzo al prete, nel senso di scaldaletto 
A proposito del sonetto sul prete, qui la satira si fa feroce contro il vecchio prete, che nonostante l'età, giocando sul doppiosenso fa una proposta oscena alla donna, che grazie alla prontezza tipica delle donne romane risponde per le rime....

868. L’inverno 
Sí, ppe vvoantri 1 è un’invernata bella 
ma ppe mmé ’na gran porca de staggione. 
Io so cche co sto freddo bbuggiarone 
nun me pòzzo 2 fermà lla tremarella. 3 
Fischia scerta ggiannetta 4 ch’er carbone 
se strugge come fussi carbonella. 5 
E annate a vvede 6 un po’ cche bbagattella 
de zazzera c’ha mmesso Tiritone. 7 
Sempre hai la goccia ar naso, e ’r naso rosso: 
se sbatte le bbrocchette 8 che ttrabballi: 
tramontane, per dia, 9 ch’entreno all’osso: 
stai ar foco, t’abbrusci e nnun te scalli: 
se’ iggnudo avessi 10 un guardarobba addosso... 
E cchiameno l’inverno? bbuggiaralli! 

Roma, 7 febbraio 1833 
Note - 1 Per voi altri. 2 Posso. 3 Tremito. 4 Brezzolina acuta. 5 Carbone leggero, formato con le legna spente de’ forni. 6 Andate a vedere. 7 Al Tritone, che getta in saliente di acqua a Piazza Barberini, si copre il capo nei grandi freddi come di una parrucca di ghiaccio. 8 Lo sbattimento degli ossi dei ginocchi l’un contro l’altro. 9 Per dia, invece di per dio. Transazione tra il vizio e lo scrupolo. 10 Sei ignudo, se pure avessi, ecc. 

Versione. Per voi sarà pure una bella invernata, ma per me è una stagione pessima. Io che con questo freddo dannato non posso fermare i brividi. Fischia una certa tramontana, e il carbone frigge come carbonella. E andate a vedere che razza di parrucca ha messo il Tritone [della fontana del Bernini, in piazza Barberini]. Hai sempre la goccia al naso e il naso rosso: sbatti le gambe e traballi: tramontane, per dio, che entrano nelle ossa: stai vicino al focolare, ti scotti ma non ti riscaldi: ti senti nudo anche se hai un intero guardaroba addosso… E desiderano l’inverno? Ma vadano alla malora! 

925. Li scardíni 1

1 Brungia! 2 E cco cquella pelle de somaro,
che sséguiti a ddormí ssi tte s’inchioda,
fai tanto er dilicato? Ih, un freddo raro!
nun ze trova ppiú un cane co la coda!

Ma ccazzo! Semo ar mese de ggennaro:
che spereressi? 3 de sentí la bbroda? 4
L’inverno ha da fà ffreddo: e ttiell’a ccaro
ch’er freddo intosta 5 l’omo e ll’arissoda 6

E ss’hai ’r zangue de címiscia 7 in der petto,
de ggiorno sce sò 8 bbravi scardinoni da potette 9 arrostí ccome un porchetto;
e dde notte sce sò ll’antri foconi
c’addoprava er re Ddàvide in ner letto

pe ppijjà cco ’na fava du’ piccioni. 10


Roma, 21 febbraio 1833 
Versione. Gli scaldini. Fregna! E con quella pelle dura, che continui a dormire anche se ti si inchioda, fai tanto il delicato. Ih che freddo raro! Non si trova più un cane con la coda. Ma cazzo! siamo a gennaio: che spereresti? di sentire aria calda? L'inverno deve fare freddo: e tieni in considerazione che il freddo indurisce l'uomo e lo rassoda. E se hai sangue di cimice nel petto ( cioè hai freddo) di giorni ci sono bravi scaldini che ti possono arrostire come un porchetto; e di notte ci sono altri bracieri, che adoperava re David nel letto per prendere una fava con due piccioni (Si riferisce a un episodio biblico sul vecchio re David, che non riusciva a scaldarsi e perciò gli procurarono una giovane vergine per giacere con Lui e scaldarlo ma..il re troppo vecchio non la conobbe e..quindi prese solo un piccione...)

Scaldaletto
chiamato Prete
Note - 1 Caldani: caldanini. 2 Questa interiezione si adopera allorché alcuno si pone in sullo squisito. Il vocabolo è così alterato sulla stessa alterazione volgare di bruggna (prugna) per imitare la ricercatezza o la pretensione del beffeggiato. 3 Spereresti. 4 Aria calda. 5 Indurisce. 6 Lo rassoda. 7 Cimice. 8 Ci sono. 9 Poterti. 10 Proverbio.


751. Er prete 
Jeri venne da mé ddon Benedetto
 pe ffamme 1 arinnaccià cquattro pianete;
 e vedenno un riarzo drent’ar letto, 
me disse: «Sposa, 2 cqua cche cce tienete?
 Io j’arispose che cciavevo er prete 3
 pe nnun stamme 4 a addoprà llo scallaletto;
 e llui sce partí 5 allora: «Eh, ssi 6 vvolete,
 sò pprete io puro»: e cqua fesce l’occhietto. 
Capite, er zor pretino d’ottant’anni
 che stommicuccio aveva e cche ccusscenza
 cor zu’ bbraghiere e cco li su’ malanni?
 Ma ssai che jje diss’io? «Sora schifenza, 
che ccercate? La freggna che vve scanni? 
Io non faccio peccato e ppinitenza». 
Rona, 15 gennaio 1833 

Note- 1 Farmi. 2 Pronunciata con la o chiusa. 3 Utensile di legno, mercé il quale si sospende un caldanino fra le coltri del letto. 4 Starmi. 5 Partirci vale quasi: «prendersi una libertà di dire o di fare»; e simile verbo si pronuncia con un tal suono di ironia. 6 Se. 

Versione. Il prete. Ieri venne da me don Benedetto per farmi riparare quattro pianete; e vedendo il rialzo dentro il letto, me disse " Sposa, qua che cosa ci tenete? Io risposi che ci avevo il prete per non adoperare lo scaldaletto ( strumento metallico pieno di brace che si muoveva nel letto) e alllora " eh sw volete, sono prete anche io" e qua feve l'occhietto. Capite, il sor pretino di ottanta anni che stomacuccio aveva e che coscienza col suo cinto ernario e co i suoi malanni? Ma sai che gli dissi io? " sora schifezza, che cercate? La vagina che vi uccida? Io non faccio peccato e penitenza".