06/04/19

G.G. Belli e il librettista Jacopo Ferretti

Da una lettera di G.G.Belli, datata 10 marzo 1852, apprendiamo della morte di Iacopo Ferretti:
....Vi rispondo dunque oggi colle più brevi parole possibili giacché siamo qui in molta confusione per la morte di Giacomo Ferretti, suocero di mio figlio, accaduta domenica dopo lunghissima e tormentosissima infermità di undici mesi, e quasi un mese di aspra agonia...

Jacopo Ferretti fu un buon amico di G.G.Belli, e ne diventò anche consuocero
I due condivisero esperienze poetiche, attività, amicizie, serate a teatro e presenze in circoli e accademie romane. 
Analogie fra le vite dei due letterati romani
Fra le vicende vissute dai due letterati romani parecchie furono le analogie . Dal rimanere orfani presto in quanto persero entrambi il padre in giovane età, al dover affrontare un nuovo matrimonio delle madri rimaste prematuramente vedove. 
Ferretti studiò al Collegio romano, lo stesso frequentato poi anche da Belli.
Da adulti le loro strade si incrociarono prima come soci fondatori dell'Accademia Tiberina, e poi come collaboratori per  «Lo Spigolatore», un quindicinale romano fondato da Ferretti, dove Belli scriveva.
Sicuramente poi furono frequentatori degli stessi salotti e teatri romani.
Un esempio fu la conoscenza  fra Belli e Amalia Bettini, favorita proprio da Ferretti.
Poi il loro rapporto divenne più intimo e si trasformò in quello di consuoceriCiro, figlio unico di G.G.Belli sposò Cristina Ferretti. 
Cristina Ferretti

Entrambi i due letterati furono costretti a lavorare per vivere in contesti completamente estranei ai loro interessi culturali: Belli ricoprì vari impieghi nell'amministrazione pontifica [clicca qui], Ferrettiinvece per tutta la sua vita lavorò nella manifattura dei tabacchi. 
Infine dopo la morte della moglie, Belli andò ad abitare nella stessa strada di Ferretti cioè in via Monte della farina.
Da notare che Ferretti è citato varie volte nei sonetti e nelle lettere scritte da Belli.

Biografia di Ferretti
Jacopo Ferretti nacque a Roma il 16 luglio 1784, e sempre a Roma morì il 7 marzo 1852. E' stato un librettista e poeta italiano. La famiglia Ferretti, che abitava a piazza S. Eustachio, era nota negli ambienti culturali della città: lo zio paterno, il poeta Paolo, era celebre per essere stato amico di V. Monti e suo ospite durante il viaggio che questi compì a Roma nel 1783. Il fratello del Ferretti, Sigismondo, nato nel 1788, fu un noto architettoMorto il padre nel 1794 (lasciava, oltre al F. e a Sigismondo, due figlie e la moglie trentaduenne), il tutore, l'avvocato P. M. Gasparri (poi suo patrigno), iscrisse  Iacopo al ginnasio "Calasanzio" e in seguito al Collegio Romano, avviandolo, sotto la guida di A. Tosti, agli studi giuridici, ai quali però il giovane preferiva l'attività poetica. 
Ferretti fu un letterato estremamente prolifico nei generi più disparati, scrisse anche numerosi libretti d’opera, tra gli altri per Rossini, Donizetti, Zingarelli, Mayr, Mercadante e Pacini.
Introdotto precocemente dal padre allo studio della letteratura, Ferretti, già in giovane età, padroneggiava, oltre al latino e al greco antico, anche l’inglese e il francese e iniziò anche molto presto a verseggiare. 
A.E. Scribe
Contemporaneamente, intorno ai trent’anni, trovò impiego presso la manifattura tabacchi. Questo impiego lo svolgerà per tutta la vita. Ciononostante ebbe modo di essere uno scrittore estremamente prolifico, spaziando fra i diversi generi, fino ai più curiosi – dalle lettere d’amore ai discorsi d’augurio e benvenuto; la sua fama rimane comunque legata ai libretti d’opera, anche se molti di essi sono ad oggi dimenticati.
Commedia del francese Scribe riadattata da Ferretti al teatro Valle
Belli a teatro è entusiasta di una commedia scritta dal drammaturgo francese Augustin Eugène Scribe (Parigi24 dicembre 1791 – Parigi20 febbraio 1861) e tradotta e riadattata proprio da Ferretti. 
Non solo... la parte principale di Estella fu interpretata dall'attrice Amalia Bettini, che forse proprio Ferretti aveva presentato a Belli [leggi qui]

1677. Er padre e la fijja 1
Sì, è stata una commedia troppa corta,
ma è stata una commedia accusí bbella,
ch’io pe ssentilla ar Monno un’antra vorta
me sce farebbe2 strascinà in barella.
C’era una fijja d’una madre morta,
bbona e ggrazziosa, e sse3 chiamava Stella.
Poi sc’era un padre, una testaccia storta,
che strepitava:4 è cquella e nun è cquella.
La parte de sta fijja tanta cara,
senti, la rescitò ’na scerta5 Amalia,
un angelo de ddio, ’na cosa rara.
Che pparlate! che mmosse! tutte fatte
da intontí.6 Bbenedetta quela bbalia
che ll’ha infassciata e cche jj’ha ddato er latte!

25 settembre 1835
1 Estella, ossia il padre e la figlia, commedia di Scribe, tradotta liberamente e ridotta all’uso della scena italiana dal nostro amico Giacomo Ferretti. Fu rappresentato al teatro della Valle dalla drammatica Compagnia Mascherpa; e i caratteri de’ due protagonisti vennero sostenuti dai sommi artisti Luigi Domeniconi e Amalia Bettini. 2 Mi ci farei. 3 E si. 4 Che gridava strepitando. 5 Una certa. 6 Da incantare. 

[Versione. Il padre e la figlia. Si, è stata una commedia troppo corta, ma, è stata una commedia così bella, che io per sentirla al mondo un'altra volta mi ci farei trascinare in barella. C'era una figlia di una madre morta, buona e graziosa, e si chiamava Stella. Poi c'era un padre, una testa storta, che gridava strepitando: è quella  e non è quella. La parte della figlia tanto cara, ascolta, la recitò una certa Amalia, un angelo di Dio, una cosa rara.  Che dialoghi, che mosse! tutte fatte da incantare. Benedetta quella balia che l'ha fasciata e che gli ha dato il latte!]
La Cenerentola ossia La bontà in trionfo. 
In tale campo, il maggiore successo di Ferretti fu senza dubbio il libretto de La Cenerentola ossia La bontà in trionfo, scritto per essere messo in musica da Gioachino Rossini (Pesaro29 febbraio 1792  Passy13 novembre 1868)
Quest'opera fu scritta con sorprendente velocità – sia per la parte letteraria che per quella musicale –  e lo stesso Ferretti ne fa il resoconto. 
G.Rossini
Nel dicembre del 1816 G. Rossini era a Roma con l’incarico di scrivere, per il Teatro Valle, una nuova opera da mettere in scena per il giorno di Santo Stefano; per un imprevisto veto dell’ultimora del censore pontificio, vista anche l’impossibilità di correggere il libretto esistente in modo soddisfacente per tutte le parti (censura, impresario e autori), il soggetto – la Francesca di Foix – fu scartato e si dovette ripiegare su un altro. In una riunione in teatro, presente anche l’impresario Cartoni, Ferretti, che nutriva un certo malanimo nei confronti di Rossini, avendogli il maestro rifiutato un precedente libretto per “Il barbiere di Siviglia”, acconsentì comunque alla collaborazione e iniziò a proporre i possibili soggetti; ma uno era troppo serio per il Carnevale (periodo a cui era stata posticipata la prima), uno era troppo frivolo, la messa in scena di un altro avrebbe comportato difficoltà tecniche o spese esorbitanti … 
Ferretti si trovò a proporre, senza esito, più di due dozzine di soggetti diversi; alla fine, fra gli sbadigli, con Rossini mezzo addormentato su un sofà, il poeta propose “Cenerentola”: Rossini si scosse dal torpore e sfidò Ferretti se avesse avuto l’animo di scrivergli un libretto su quella storia; Ferretti ribatté sfidando Rossini a rivestirla della propria musica.
Alla richiesta di Rossini sul quando avrebbe avuto qualche verso pronto per cominciare a lavorarci, Ferretti rispose testualmente: “… malgrado la mia stanchezza, anche domani mattina!“ Rossini annuì, si avvolse nei suoi panni e si addormentò. Ferretti lavorò tutta la notte e, come promesso, già il giorno di Natale le prime parti dell’opera erano pronte: lavorando come forsennati, Ferretti finì il libretto in ventidue giorni e Rossini lo musicò in ventiquattro!
Nonostante l’entusiasmo però, il poeta nutriva seri dubbi sulla riuscita del lavoro; Rossini invece si dimostrò subito ottimista e profetizzò in capo ad un anno il pieno successo in Italia e, in capo a due, la stessa fortuna in Francia e in Inghilterra: “… gli impresari faranno a pugni per allestirla, come le primedonne per poterla cantare …”
In verità l’opera, il cui debutto avvenne il 25 gennaio 1817, ebbe una prima accoglienza alquanto fredda ma, dopo le prime repliche, altrettanto sfortunate, crebbe rapidamente in popolarità e, anche internazionalmente, conobbe un successo tanto travolgente da essere preferita allo stesso “Barbiere”, almeno per tutto l’Ottocento.
Malgrado alla fine le parole del compositore si avverassero in pieno, la collaborazione fra i due non andò però molto avanti: Ferretti scriverà per il maestro pesarese un solo altro libretto la “Matilde di Shabran” nel 1821.
Ferretti e Donizetti 
G. Donizetti
Quantitativamente maggiore fu invece la collaborazione con il maestro Gaetano Donizetti (Bergamo, 29 novembre 1797 –Bergamo, 8 aprile 1848) per cui Ferretti, fra il 1824 e il 1833, scrisse ben cinque libretti: Zoraida di GranataL’ajo nell’imbarazzoOlivo e PasqualeIl furioso all’isola di San Domingo e Torquato Tasso.
Ferretti aveva sposato la cantante e compositrice, Teresa Terziani, figlia del – all’epoca assai noto – compositore Pietro e a sua volta Socia della Congregazione e Accademia di Santa Cecilia.: la loro casa era quindi ritrovo di poeti e di musicisti fra i quali, appunto, Donizetti di cui Ferretti, oltre che collaboratore, fu buon amico.