06/08/19

G.G. Belli e l'estate

Achille Pinelli,
Venditore di cocomeri

 a Piazza Navona
Nella Roma del Belli in estate doveva fare un gran caldo!! E lo si desume da varie testimonianze esistenti sull'argomento..
Proprio in un sonetto intitolato "Er callo", Belli apre un siparietto su come il caldo della roma dei suoi tempi era mal sopportato da una popolana..
La donna si trovava infatti a dover resistere a un caldo definito d'inferno, con i mezzi naturali che si avevano a disposizione all'epoca, (in cui non c'erano i ventilatori, e soprattutto i condizionatori.)

Rimedi vari contro l'afa romana
A nulla valevano i vari rimedi dal lei escogitati contro l'afa..
In primis, muoversi il meno possibile: la donna era comunque stanca, fiacca da non poter muovere neanche le braccia, tormentata da caldane tutta la notte che la facevano sudare dannatamente, tanto da far diventare la camicia appiccicosa.
Anche il farsi vento col ventaglio, bere acqua e lo sguazzare nelle fontane, proibitissimo dalle autorità pontificie, servivano a poco, perchè appena finiti si ritornava ad avere più caldo di prima.
Altra conseguenza dell'afa era che si mangiava poco, addirittura, in mancanza di meglio, la nostra donna si nutriva solo di pane...
Per non parlare infine delle pulci, delle mosche e delle malefiche zanzare, animali fedeli compagne del caldo romano. Insomma al caldo nella Roma dei Papi non c'era rimedio..
ER CALLO
Uff! che bbafa d’inferno! che callaccia!
Io nun ho arzato un deto e ggià ssò stracca:
oh cche llasseme-stà! ssento una fiacca,
che nnun zò bbona de move le bbraccia.
Sto nnott’e ggiorno co li fumi in faccia,
sudanno a ggocce peggio d’una vacca;
che inzino la camiscia me s’attacca
su la pelle. Uhm, si ddura nun ze caccia.
Ho ttempo a ffamme vento cor ventajjo,
a bbeve acqua e sguazzamme a le funtane:
è ttutto peggio, perché ppoi me squajjo.
P’er maggnà, ccrederai? campo de pane.
E nnun te dico ggnente der travajjo

de ste purce, ste mosche e ste zampane.
Roma, 7 febbraio 1833
Bartolomeo Pinelli,
Il cocomeraio
a Fontana di Trevi
1 Caldo. 2 Afa. 3 Alzato un dito. 4 Sono. 5 Il lassame stà (lasciami stare) è quella mala voglia che nasce da lassitudine. 6 Muovere. 7 Sudando. 8 Non si cava, cioè: «non se ne esce vittoriosi». 9 Farmi. 10 Bere. 11 Sguazzarmi. 12 Pulci. 13 Zanzare.  
[Versione. Il caldo. Uff! Che afa d’inferno! Che calura! Non ho fatto il minimo movimento, eppure sono già stanchissima: oh, che apatia! Sento una debolezza tale che non posso neanche alzare le braccia. Notte e giorno ho le caldane sul viso, sudando a gocce peggio di una vacca, tanto che perfino la camicia mi si attacca alla pelle. Uhm, se dura questa situazione non se ne esce. Tempo sprecato a farmi vento col ventaglio, bere acqua, e sguazzare nelle fontane, è peggio, perché poi mi squaglio. In quanto al mangiare, ci crederai? vivo di pane. E non ti dico nulla del fastidio di queste pulci, mosche e zanzare.]
Il cocomero
Un rimedio molto popolare nella Roma papalina, e non solo, era mangiare la classica fetta di cocomero fresca.
Accanto ad alcune delle fontane romane più importanti infatti erano allestite bancarelle di venditori di cocomeri.
La fontana serviva per tenere i cocomeri in fresco, altra cosa proibitissima dai bandi e dagli editti emanati periodicamente dalle autorità pontificie. Collocare frutta, verdura, cestini di gamberi etc nelle vasche otturavano infatti le belle fontane romane con le conseguenze che si possono immaginare.
Ma il popolino romano non si arrendeva di fronte ai divieti e imperterrito continuava ad utilizzare le fontane per i suoi comodi..
Le stampe dei cocomerai
Jean-Baptiste Thomas,
 Il cocomeraio (a piazza Colonna) 
Grazie ad alcuni grandi incisori e acquerellisti dell' 800 abbiamo testimonianza visiva di queste bancarelle di cocomeri e dell'amore dei romani per questo frutto saporito e colorato.
Nelle rappresentazioni fatte dal francese
Antoine-Jean-Baptiste Thomas (Parigi, 31 ottobre 1791 – Parigi, 1833) , e dai due romani Bartolomeo Pinelli (Roma, 20 novembre 1781 – Roma, 1º aprile 1835)  e il figlio Achille  (Roma, 1809 – Napoli, 5 settembre 1841) non mancano infatti spunti per immaginare uno spaccato di vita popolare che ruotava attorno a queste coloratissime rivendite.