Visualizzazione post con etichetta Belli e l'amica del cuore Vincenza Roberti detta Cencia. Mostra tutti i post
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14/11/15

G.G. Belli e le Marche - 1

La va Flaminia (in blu)
 e la Salaria (in rosso)
Nonostante sia conosciuto come il più grande poeta dialettale di Roma,  Giuseppe Gioachino Belli per tutta la sua esistenza frequentò spesso e volentieri le Marche, regione che rappresentò per lui una benefica e salvifica fuga proprio dalla amata e odiata Roma.
Fuga dalla città che gli aveva dato i natali, e ispiratrice di tutti i suoi sonetti?  Si, in certi momenti  Belli ha la necessità di guardare Roma da lontano. 
E dalle  Marche, dove lo accolgono sempre con immutato affetto i suoi carissimi amici marchigiani, può guardare la città eterna con maggiore disincanto  e rinfrancarsi dalle preoccupazioni e risolvere i problemi legati al patrimonio della moglie Mariuccia [clicca qui]
Le Marche furono anche teatro di incontri speciali per approfondire e rinsaldare l'intenso legame fra il poeta romano e gli amati luoghi marchigiani.

In viaggio per raggiungere le Marche
All’epoca di Belli il viaggio per arrivare nelle Marche era lungo e difficoltoso: le strade, allora, erano impervie, bastava un temporale a renderle impraticabili. Da Roma, in carrozza, ci volevano giorni, e ogni tanto bisognava fermarsi in qualche posto per mangiare e dormire, e far riposare i cavalli.
Le grandi vie che permettevano al Belli di arrivare da Roma nelle Marche o che dal settentrione dell’Italia lo riconducevano nella capitale erano la Lauretana e la consolare Flaminia.
La Lauretana lasciava a Foligno la Flaminia e, attraverso il valico di Colfiorito, consentiva di giungere a Tolentino, Macerata, Loreto e Ancona e proseguire, quindi, lungo il litorale adriatico in direzione di Bologna e Milano. L’alternativa, per spingersi verso nord, era la consolare Flaminia, che attraverso il Furlo immetteva nella valle del Metauro fino a Fano.

Di solito in partenza da Roma si percorreva l'antica via consolare Flaminia, che portava a Foligno, si valicava la Scheggia (cioè la gola del Furlo), e si usciva a Fano per proseguire per Rimini, Bologna e Ferrara.  
Questa strada era importante perchè univa Roma al Santuario della Santa Casa di Loreto e viceversa, e risultava la più sicura per i pellegrini e altri viaggiatori che la battevano, in quanto lungo il suo percorso offriva numerosi luoghi di ospitalità .  

La contessa Vincenza Roberti, 
detta Cencia, 
residente a Morrovalle

Belli in viaggio nelle Marche 

In occasione dei 150° anniversario della morte di G.G. Belli, è stato pubblicato un libro utile per ricostruire i viaggi di Belli nelle amate Marche (“In viaggio nelle Marche con Giuseppe Gioachino Belli”  di Manlio Baleani), dove si raccontano anche gustosi episodi vissuti dal Belli viaggiatore : il disgusto per una lercia locanda di Villa Potenza, l’amara sorpresa di un furto subito a Valcimarra di Caldarola e il rischio della galera per aver definito “pisciabotte” l’apparato della festa di San Nicola a Tolentino.
Ma cosa vide Belli vide nei suoi viaggi in terra marchigiana? Se lo è domandato e ha dato una risposta l'autore Manlio Baleani. Dal Piceno alla antica via Flaminia, nonché nella  “Marca” Maceratese e Anconetana nel periodo tra il 1820 ed il 1842. 
Spazio di tempo in cui matura e nacque l’opera in dialetto romanesco, che segnerà un traguardo nella letteratura italiana dell’Ottocento.

Ci sono tutti i luoghi, gli incontri, i personaggi marchigiani nel volume. 
Morrovalle, 
provincia di Macerata
Lunghi soggiorni a Morrovalle, dove nel 1824 e poi nel 1831, Belli rimase per oltre due mesi, legandosi alla famiglia Roberti e particolarmente – forse più di amicizia – alla marchesina Vincenza, chiamata “Cencia”.
E Cencia è la ispiratrice delle "Lettere a Cencia", il fitto epistolario che copre il periodo tra il 1824 e il 1854 [leggi qui..].
Ricordiamo che nello stesso secolo sono addirittura  tre i Pontefici marchigiani [Leone XII di Genga (1823-1829); Pio VIII (1829-1830) di Cingoli e Pio IX di Senigallia (1846-1878), al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti (1846-1878], le cui vicende sono ricostruite in appendice al libro. 

14/11/13

Belli e la sua amata Cencia. Un gossip dell'800..

marchesa Vincenza Roberti,
detta Cencia

Qual è la ragione del collegamento fra il poeta Belli e Morrovalle, graziosa cittadina in provincia di Macerata, a circa quindici chilometri dal Mare Adriatico ? [Per approfondire.]

Questo luogo è famoso per essere stato il teatro di una passione... Quella che si è consumata, in bilico fra finzione letteraria e realtà sentimentale, fra Giuseppe Gioachino Belli e la marchesa Vincenza Roberti, chiamata dal popolo con il poco romantico soprannome di "Sora Cencia" che abitava proprio a Morrovalle. 

La marchesina ospitò più volte nel Palazzo Roberti il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli. 
E il poeta scrisse dei sonetti in lingua per lei raccolti nel "Canzoniere amoroso".
Morrovalle

A Morrovalle si è tenuto, il 13 ottobre 2013, un evento, inserito nelle iniziative nazionali per i 150 anni dalla morte di Giuseppe Gioachino Belli, il convegno dal titolo "Più pe la marca annamo" (Giuseppe Gioachino Belli, Morrovalle, Le Marche, Giacomo Leopardi) e la mostra "G.G. Belli e la marchesa Vincenza Roberti"(Da Roma a Morrovalle - Lettere Sonetti Pubblicazioni).
Vita di Belli
Giuseppe Gioachino Belli sposa a venticinque anni senza amore una ricca vedova, la contessa Maria Conti Pichi, dalla quale ebbe un unico figlio, Ciro.
Nonostante Maria (Mariuccia per gli amici) avesse 10 anni più di lui, fu proprio la contessa ad offrigli la mano. 
In principio,  Belli, a causa anche della sua modesta condizione, sembrò rifiutare, non volendo vivere alle spalle della moglie. 
Cosìcchè, la contessa riusci a trovargli un modesto impiego negli uffici pontifici,  cioè nell'Amministrazione generale del Bollo e del Registro. Così il matrimonio fu celebrato segretamente nel settembre del 1816, perchè i genitori di lei erano contrari.[Per approfondire ]
La moglie di G.G. Belli, 
Maria Conti vedova Pichi

Questa unione era d'altronde caldeggiata dal cardinale Ercole Consalvi, un potentissimo prelato che vedeva in questa unione  un'ottima sistemazione per il giovane Belli , sistemazione di cui il poeta aveva estremo bisogno. 
Così raggiunta una discreta agiatezza, Belli poté dedicarsi con maggiore impegno agli studi e alla poesia, sfruttando così il lungo periodo di tranquillità durante il quale scrisse la maggior parte dei suoi famosi "Sonetti romaneschi".

Belli e la marchesina Vincenzi
La conoscenza fra Belli e la marchesina Vincenza Roberti avvenne proprio grazie alla moglie di Belli, che era amica della madre. 
La marchesa Marianna  Botti, vedova di Tullio Roberti, veniva infatti spesso a Roma, per questioni burocratiche relative al dissestato patrimonio familiare, accompagnata dalla marchesina Vincenza.
Galeotte.. furono le passeggiate dentro Roma con il giovane Poeta che faceva da cicerone alle due nobildonne marchigiane...
La marchesina Vincenza Roberti
 "Cencia" 
 in età giovanile

I sentimenti del poeta improntati a gratitudine più che a vero amore per la moglie, fanno capire l'ardente passione che nasce in lui per la marchesina Cencia. 
A differenza di Maria, donna semplice, di mediocre cultura, più attempata di lui e non proprio bella, Cencia era colta, giovane, piacente. 
Domenico Gnoli,suo primo biografo,  così si esprime in proposito: "Vincenza Roberti occupò il cuore di Belli vuoto come un appartamento e ci prese stanza".
Così ogni estate Belli andava a Morrovalle dove passava lunghi periodi a casa Roberti. 
La frequentazione continuò anche dopo che Cencia si sposò con un medico condotto Pirro Perozzi. 
E Belli da innamorato ardente si trasformò in caro amico....
Anzi addirittura negli anni seguenti si cercò di far sposare il figli Ciro con la figlia della marchesina Roberti!!!

Ed è per questa passione che Morrovalle ricorda Peppe (così era chiamato il poeta) e Cencia, cioè la marchesa Roberti.

Per saperne di più sul convegno [leggi tutto]

G.G. Belli e la sua amata Cencia. Un gossip dell'800..

marchesa Vincenza Roberti,
detta Cencia
A Morrovalle si è tenuto,
il 13 ottobre 2013, un altro evento, inserito nelle iniziative nazionali per i 150 anni dalla morte di Giuseppe Gioachino Belli, il convegno dal titolo "Più pe la marca annamo" (Giuseppe Gioachino Belli,  Morrovalle,  Le Marche,  Giacomo Leopardi) e la mostra "GG belli e la marchesa Vincenza Roberti"(Da Roma a Morrovalle - Lettere  Sonetti  Pubblicazioni).
Qual è la ragione del collegamento fra Belli e  Morrovalle, graziosa cittadina in provincia di Macerata, a circa quindici chilometri dal Mare Adriatico ? 
Questo luogo è famoso per essere stato il teatro di una passione... Quella che si è   consumata, in bilico fra finzione letteraria e realtà sentimentale, fra Giuseppe Gioachino Belli e la marchesa Vincenza Roberti, chiamata dal popolo con il poco romantico soprannome di "Sora Cencia" che abitava proprio qui. La signora ospitò più volte nel Palazzo Roberti il poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli. Il poeta scrisse dei sonetti in lingua per lei raccolti nel "il Canzoniere amoroso"
Morrovalle

Giuseppe Gioachino Belli sposa a venticinque anni senza amore una ricca vedova, Maria Conti Pichi, dalla quale ebbe un unico figlio, l'amatissimo Ciro.
Nonostante Maria (Mariuccia per gli amici) avesse 10 anni più di lui, fu proprio lei ad offrigli la mano. 
In principio, il poeta sembrò rifiutare, orgoglioso, non volendo vivere alle spalle della moglie. 
Cosìchè, Mariuccia riuscì a trovargli un modesto impiego negli uffici pontifici e cioè nell'Amministrazione generale del Bollo e del Registro. 
Comunque il matrimonio fu celebrato segretamente il 2 settembre 1816, perchè i genitori di lei erano contrari.
La moglie di GG Belli, 
Maria Conti vedova Pichi
Questa unione era d'altronde caldeggiata dal cardinale Ercole Consalvi, un potentissimo prelato che vedeva in questa unione un'ottima sistemazione per il giovane Belli, sistemazione di cui il poeta aveva estremo bisogno. 
Raggiunta una discreta agiatezza Belli poté dunque dedicarsi con maggiore impegno agli studi e alla poesia, un lungo periodo durante il quale scrisse la maggior parte dei suoi famosi "Sonetti romaneschi".

La conoscenza fra Belli e la marchesina Vincenza Roberti 
Avvenne proprio grazie a Mariuccia, moglie di Belli, che era amica della madre. La marchesa Marianna  Botti, vedova di Tullio Roberti, veniva infatti spesso a Roma, per questioni burocratiche relative al dissestato patrimonio familiare, accompagnata dalla marchesina Vincenza.
Galeotte.. furono le passeggiate dentro Roma con Belli che faceva da cicerone alle due nobildonne marchigiane...
La marchesina Vincenza Roberti
 "Cencia" 
 in età giovanile
I sentimenti del poeta improntati a gratitudine più che a vero amore per la moglie, fanno capire l'ardente passione che nasce in lui per la marchesina Cencia. A differenza di Maria, donna semplice, di mediocre cultura, più attempata di lui e non proprio bella, Cencia era colta, giovane, piacente. 

Domenico Gnoli,suo primo biografo,  così si esprime in proposito: "Vincenza Roberti occupò il cuore di Belli vuoto come un appartamento e ci prese stanza".
Così ogni estate Belli andava a Morrovalle dove passava lunghi periodi a casa Roberti. 
La frequentazione continuò anche dopo che Cencia si sposò con un medico condotto Pirro Perozzi. E Belli da innamorato ardente si trasformò in caro amico....
Anzi addirittura negli anni seguenti i due cercarono di far sposare il figlio Ciro con la figlia della marchesina Roberti!!!

Ed è per questa passione che Morrovalle ricorda Peppe (così era chiamato il poeta) e la sua Cencia.

Per saperne di più sul convegno [leggi tutto]