15/01/23

Belli e il problema dell'abitazione

Durante il corso della sua vita Giuseppe Gioachino Belli, nato a Roma il 7 settembre 1791 e morto, sempre a Roma,  il 21 dicembre 1863, ha dovuto cambiare casa molte volte
La famiglia infatti non godeva di immobili di proprietà e così per il futuro poeta  fu una vero e proprio vagabondare da una casa ad un altra fin dalla giovane età... 
In effetti Giuseppe Gioachino non ebbe mai una sua casa, ma dovette accontentarsi sempre o o di camere messe a sua disposizioni da amici, conoscenti e datori di lavoro o di coabitazioni con parenti.

E anche quando, grazie al ricco matrimonio, si sistemò in un comodo appartamento in palazzo signorile, ci fu sempre la coabitazione con gli anziani suoceri e parenti della contessa Maria Pichi, sua moglie. 

Sicuramente quella della coabitazione, soprattutto fra consanguinei era una caratteristica dell' epoca, che spesso nascondeva situazioni sicuramente difficili. Zitelle, anziani genitori, zii, nipoti orfani,e ,quando le condizioni lo permettevano, servitori (e addirittura loro parenti )... insomma tutti ruotavano nella stessa casa. E anche i giovani coniugi spesso rimanevano nella casa dei genitori. Questa, come per tanti altri della sua epoca, la condizione vissuta per tutta vita da Belli.

Il catasto urbano di Roma
La Roma di Belli era ancora una città a misura d’uomo, che occupava il territorio racchiuso entro le mura aureliane, leonine e gianicolensi. 
Per i proprietari di immobili poi era una vero e proprio bengodiQuesto perchè, almeno fino all’800, la situazione reale degli immobili romani non era conosciuta, in quanto i romani non ebbero mai, sino agli inizi dell’800, alcun tipo di catasto. C'erano stati momenti in cui i pontefici, per reperire denaro, avevano imposto tasse sulle proprietà immobiliari, tutte pagate in base al sistema poco affidabile delle assegne, una autocertificazione fatta dai proprietari stessi, ma di catasto nemmeno l'ombra...

Un primo passo fu fatto con il motu-proprio del 19 marzo 1801, con il quale il pontefice Pio VII riordinava e semplificava l’intero sistema tributario. In tale periodo infatti fu messa un’imposta fondiaria, calcolata sui beni immobili, denominata ‘dativa reale’. 
Le cose cambiarono radicalmente, nel 1816 fu ordinato l'esecuzione del nuovo nuovo catasto ( detto gregoriano) per tutto lo Stato pontificio da papa Pio VII, ispirato direttamente al più aggiornato catasto che i Francesi. Per Roma fu impiantato il catasto urbano , ovverosia quello relativo al territorio racchiuso entro le mura aureliane, leonine e gianicolensi, che entrò in vigore nel 1824.

Belli girovago

piazza
san lorenzo in lucina 35
Belli nasce nel 1791 in via dei Redentoristi, ad angolo con via Monterone 76 (vicino a piazza Argentina) e fortunatamente il luogo è ricordato da una lapide posta sul muro nell' aprile 1994. 
Qui il poeta vive fino al 28 dicembre 1798, quando si trasferisce con i genitori a Napoli; torna ad abitarvi l' anno dopo, ma dal luglio 1800 risiede a Civitavecchia, dove resta fino alla morte del padre, il 23 marzo 1803. 
Ritornato a Roma e va ad abitare al secondo piano di un caseggiato in via del Corso 391, fino alla morte della madre nel 1807. 
Allora con il fratello e la sorella trova ospitalità presso lo zio paterno, Vincenzo, in un elegante caseggiato in piazza San Lorenzo in Lucina 35; ma ci resta pochi giorni, perché la moglie di Vincenzo, Teresa Capponi, non vede di buon occhio la convivenza dei propri figli con i tre cugini, orfani e di condizione sociale nettamente inferiore. Così i tre orfanelli vengono mandati a dormire da una zia paterna, Maddalena Belli, in via della Fossa 2.

Palazzo Sora durante la demolizione del 1880,
per l'apertura di
Corso Vittorio Emanuele II
Finché, morto il fratello ed entrata in convento la sorella, smette di abitare presso la zia Maddalena e, per intercessione di monsignor Lodovico Micara, ottiene una stanza presso il convento dei Cappuccini di piazza Barberini, ora via Vittorio Veneto, al limite di Villa Ludovisi.

Verso la metà del 1810, il diciannovenne  Belli, ripetutamente colpito dalle disgrazie, va ad abitare nel palazzetto del principe Poniatowski, come segretario, in via Mario dei Fiori. Ci resta quasi due anni, e dal 1812 torna ad abitare nel convento dei Cappuccini, trasformato dai Francesi in caserma.
Peraltro nel 1813 è licenziato da casa Poniatowski, probabilmente per aver ceduto alle lusinghe della compagna del principe.

Nel 1814 viene ospitato dall' avvocato Ricci, al secondo piano del palazzo Sora sulla piazza Sora, che sarà cancellata dall' apertura di corso Vittorio.

Nel giugno 1815 il poeta è costretto a lasciare casa Ricci, destinata anche questa a caserma, e si trasferisce in un appartamento in via Capo di Ferro 28, probabilmente presso la zia Teresa.

Una vera e propria svolta nella sua vita, fino a questo momento assai sfortunata, avviene il 13 settembre 1815 quando Belli si sposa con la contessa Maria Conti e gli sposi vanno ad abitare presso la casa della famiglia Conti, al secondo piano di palazzo Poli, con ingresso in piazza Poli 91.
piazza Poli 
L' appartamento si trova nella parte del palazzo che verrà abbattuta e le stanze dove il poeta compone i sonetti romaneschi ora danno spazio a via del Tritone.
Anche questa situazione comportava però la convivenza con i suoceri.


A Palazzo Poli Belli vive quasi 20 anni di tranquillità, che permettono al Poeta di dedicarsi ai suoi interessi letterari e  ai frequentissimi viaggi
Questo periodo di tranquillità economica si conclude però con la morte prematura della moglie avvenuta nel 1837.
Subito la situazione economica non si mostra così solida e per debiti il poeta si vede messe sotto sequestro alcune stanze dell' appartamento. Così è costretto a lasciare Palazzo Poli, su cui venne a poggiarsi la costruzione della Fontana di Trevi, e va ad abitare da solo ( il figlio Ciro è in collegio a Perugia) presso i Mazio, parenti materni, in via Monte della Farina 18, al primo piano di palazzo Balestra, anch'esso oggi non più esistente.,
Via dei Cesarini
in fase di demolizione (1880)
Altra lunga convivenza....che si conclude quasi 12 anni dopo, quando nell' 
autunno del 1849, accetta di andare a vivere con il figlio Ciro e la nuora Cristina Ferretti, nel palazzetto di via Cesarini 77, dove appunto morirà.

Anche questo palazzo è stato in parte demolito, per l' apertura di corso Vittorio Emanuele II, e comunque non più esistente per la parte in cui era l' ultima abitazione del poeta romano.

Una lapide lo ricorda, ma è stata spostata dal luogo originario e ora la si può leggere all' altezza del civico 37 della stessa strada.