27/11/17

Belli e il "carrozzone" del papa



La vita del Poeta Belli fu abbastanza lunga, essendo nato nel 1791 e morto all'età di 72 anni nel 1863. 
In questo lungo periodo si avvicendarono sul trono pontificio addirittura sei papi: Pio VI, Pio VII, Leone XII, Pio VIII, Gregorio XVI e Pio IX. 
Un record! (leggi qui....)
La sua Roma è una città dove è netta la separazione fra la Curia e la plebe. Da una parte ci sono i rappresentanti dello stato teocratico e – il “papa-Vicecristo”-, accompagnato da un immenso stuolo di cardinali,  tutti privilegiati, insieme a decrepita nobiltà ereditaria - dall'altra una plebe abbandonata a se stessa.
Il Carrozzone del Papa
In alcuni Sonetti, Belli fa riferimento al mezzo di trasporto con cui il papa, spesso accompagnato dai cardinali, soleva spostarsi dentro e fuori Roma. Questo veicolo viene indicato dal Poeta  sempre e solo con il termine romanesco dispregiativo di "carrozzone". 
La costruzione della bellissima Berlina Pontificia di Gala si completò negli anni '20 del  secolo XIX e quindi si fa risalire al pontificato di Leone XII, al secolo Annibale Sermattei della Genga, rimasto sul Soglio di Pietro dal 28 settembre 1823 al 10 febbraio 1829. 
Ciononostante non fu questo papa a commissionarla, nè ad usarla (1).
Secondo la linea stabilita alla fine del '700 da Pio VI, lo scopo di questa lussuosa e molto costosa carrozza era quella di mettere in evidenza a tutti la sovranità del papa e della sua corte. 
Uno status simbol del papato, con cui si voleva esaltare la figura del papa, sottolineandone il suo centrale ruolo nei riti nei cerimoniali romani. 
Questa carrozza di gran lusso  fu usata fino al 1870.


Simboli del potere
In contrasto con questa linea di sfarzo, invece di usare la sontuosa berlina, Leone XII, come mezzo di trasporto,  preferì il modesto frullone, un mezzo di servizio, una specie di utilitaria, impiegata per i viaggi del pontefice o per il seguito della famiglia pontificia. 

Addirittura l'apertura del giubileo del 1825, Leone XII guidò le processioni andando a piedi, quasi scalzo per dare al popolo e ai forestieri un messaggio di maggiore spiritualità, e di poco interesse agli sfarzi mondani. 

E figuriamoci quanto infastidiva Belli l'ostentazione, lo sfoggio  adottati dal papa e dalla Corte, contrario come era a tutti i simboli e alle forme in cui si esteriorizzava l'immenso potere papale. Secondo Belli l Papa, invece di disinteressarsi totalmente dell'umanità dolente, nella sua doppia natura di capo spirituale e politico, avrebbe dovuto invece impegnarsi a  risolvere il problema della divisione in classi e dell’ingiustizia.
Neppure per idea!! Infatti il papa era sempre più chiuso nel suo sovrano disinteresse per l’umanità dolente, teso solo a realizzare i suoi sogni di potenza.

Il carrozzone nei Sonetti
I sonetti in cui Belli cita il veicolo usato dal papa sono cinque e sono scritti nell'arco cronologico che va dal 1832 al 1838. 
Il papa cui il poeta Belli si riferisce è quindi  Gregorio XVI (1831-1846)
Il pontificato di questo papa si svolge durante un arco di tempo di 15 anni,  dal 1831 al 1846, periodo in cui Belli si dedica anima e corpo alla stesura dei suoi Sonetti. 
E proprio nei confronti di questo papa Belli prova grande irritazione, in quanto lo considera un  Vicario di Cristo corrotto  e così lo sommerge di aggressioni verbali.
E così anche il  carrozzone serve a sottolineare lo sfarzo, che circonda ogni uscita del papa, ogni cerimonia papale..
Salvo poi ridicolizzare il papa, detto anche zor Grigorio,  quando lo ritrae nel carrozzone, dove si deve rifugiare per salvarsi dalla folla inferocita, o ancora quando trasforma l'atto isimbolico e carico di significato della benedizione papale in bbenedizzionaccia lesta lesta... (vedi: E cciò li testimoni).

Lo stesso carrozzone  serve poi al papa perbarricarsi dentro e difendersi dalla folla inferocita, che minacciosamente, durante una delle tante processioni,  lo circonda...
...strillanno: «Pane, o vve scannamo ar covo»... 
(...strillando...pane, o vi scanniamo nel vostro )

I sonetti in cui si cita il carrozzone sono i segg.::
489. Er Papa novo del 1832
1491. Tutto cambia del 1835
1936. La priscissione a Ssan Pietro del 1837
1977. E cciò li tistimònî del 1838
380. Er trionfo de la riliggione 1832

La Berlina di gran gala.
Realizzata a Roma  tra il 1823 e il 1829, come da iscrizione sulla carrozza. I suoi costruttori furono gli affermati Fratelli Casalini, fabbricanti e negozianti di carrozze rinomati non solo in Italia, ma anche all’estero, i cui laboratori si trovavano in via Margutta, nei pressi di Piazza di Spagna, ed erano in grado di costruire ogni tipologia di carrozza. 
La loro firma compare infatti sui pignoni delle ruote. Realizzata in legno e metallo, essa è magnificamente decorata con intagli dorati in ogni sua parte. 
Costruita per essere tirata da sei cavalli, non ha posto per il guidatore poiché veniva condotta da tre postiglioni con guida alla “Daumont”. Poichè i cocchieri non potevano dare le spalle al Papa la carrozza era tirata da un tiro à la Daumont, dove i “cocchieri” siedono sui cavalli di sinistra che quindi vengono sellati. In questo modo la guida della carrozza avviene agendo direttamente sui cavalli dalla sella e non più dal sedile del cocchiere.
Eliminando il sedile del cocchiere si ottiene un veicolo più elegante soprattutto nelle carrozze aperte, dove la mancanza della cassetta del cocchiere fornisce molta più visibilità alle persone che siedono nella stessa. Per questo motivo il tiro à la Daumont venne usato soprattutto nelle carrozze di gala.
Sormontata da quattro pennacchi, che secondo il protocollo distinguono il “Servizio Pontificio” di alcune cerimonie solenni, al suo interno, interamente tappezzato in damasco di seta cremisi, era posizionato un trono sovrastato da un capocielo, finemente ricamato a rilievo in filo d’argento, con la rappresentazione della colomba dello Spirito Santo al centro di una raggiera d’oro. 
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(1) Cfr. «La nuova stufa nobile in servizio di Nostro Signore». Committenza di corte per rappresentare la sovranità pontificia: la carrozza di Leone XII, in "La corte papale nell'età di Leone XII", a cura di I. Fiumi Sermattei e R. Regoli, Ancona 2015, pp. 149-170