13/11/17

G.G. Belli e le scritte sui muri


Passeggiando per Roma saltano agli occhi le tantissime scritte che imbrattano i muri. 
Sono sia in centro che in periferia, e questi atti, spesso di puro vandalismo, costano allo Stato cifre importanti per rimuoverle.
Soldi che potrebbero essere usati diversamente e invece il Comune è costretto a spendere  per ripulire i danni dei vandali che non hanno di meglio da fare che sporcare la città, tra scritte sui muri e graffiti. 

Nel caso dei murales, dei graffiti la situazione è un pò diversa,  perché in alcuni casi si tratta di vere e proprie opere d'arte fatte dagli artisti di strada: la street art (vedi qui [...] ).

I ragazzi si divertivano a imbrattare i muri
Comunque questa abitudine, non solo romana, di imbrattare muri, con più gusto se puliti da poco, è riferita anche alla Roma del tempo di Giuseppe Gioachino Belli.
In un sonetto dal titolo "Un ber gusto romano" il poeta  racconta proprio di questa pratica, con cui si divertivano i ragazzi romani della sua epoca. 
Infatti per questi giovani era una grande soddisfazione imbrattare i muri, soprattutto quelle delle case nuove e dei palazzi. 
Allora si usava semplicemente un pezzo di carbone.
Nel sonetto Belli si diverte ad elencare i disegni che venivano fatti su muri. 
Bellissimo murales 
con papa Francesco - superman
Roma Vaticano (poi cancellato)

Ieri come oggi i segni lasciati erano di vario genere, si trattava di cifre, pupazzi, numeri da giocare al lotto o il cosiddetto nodo di Gordiano o la stella di Salomone. 
Ma non solo, non mancavano i disegni sconci, ovviamente di carattere sessuale che i più impertinenti disegnavano abilmente sui muri.

Alcune volte poi questi atti di vandalismo  non si limitavano solo alle scritte, ma andavano oltre provocando veri e propri danni sui muri, insistendo con bastoni, chiodi o sassi. 

Anche il Poeta si divertiva così.
Quando scrive questo sonetto, Giuseppe Gioachino Belli ha 42 anni. Riveste anche un buon ruolo sociale in quanto impiegato dell'amministrazione pontificia, sposato con una ricca nobildonna e con un figlio, oltre che essere un personaggio di rilievo nella vita culturale di Roma. 
Ciononostante, le ultime righe contengono quella che potrebbe sembrare una confessione.

Le scritte sui muri come metafora.
Il Poeta dichiara che di  fronte a un bel muro bianco ritorna ragazzo e  ancora prova il gusto  di sporcarlo, ovviamente non visto.
Si tratta forse di nostalgia e di rivivere un attimo di quell' adolescenza, che per Lui non era stata affatto spensierata,  a causa delle tante disgrazie che avevano segnato fin dalla giovane età la sua esistenza? 
O piuttosto si tratta di una metafora, un' allusione all'impeto di protestare, contro il mondo in cui viveva grazie alla forza distruttiva dei suoi Sonetti...


Un ber gusto romano 
La nostra gran zodisfazzione
de noantri (1) quann’èrimo (2) regazzi
era a le case nove e a li palazzi
de sporcajje (3) li muri cor carbone.
              
Cqua ddiseggnàmio (4) o zziffere (5) o ppupazzi,(6)
o er nodo de Cordiano (7) e Ssalamone:  (8)
llà nnummeri (9) e ggiucate d’astrazzione,(10)
o pparolacce, o ffiche uperte e ccazzi.
              
Oppuro (11) co un bastone, o un zasso, o un chiodo,
fàmio (12) a l’arricciatura quarche sseggno,
fonno in maggnèra (13) c’arrivassi ar zodo. (14)
              
Quelle sò (15) bbell’età, pper dio de leggno!
Sibbè cc’adesso puro (16) me la godo,
e ssi (17) cc’è mmuro bbianco io je lo sfreggno (18).


22 giugno 1834

Note

1.Noi altri; 2. Quando eravamo; 3. Sporcargli; 4.Disegnavamo 5.Cifre. 6.Fantocci. 7.Gordiano 8. .Salomone  9. Per solito vi scrivano i numeri del millesimo corrente; 10. Giuocate: de’ numeri per la estrazione del lotto. 11.Oppure; 12.Facevamo; 13.Profondo in maniera; 14.Che arrivasse al sodo; 15 Sono; 16.Benché, adesso,pure, ecc 17.Se;18. Glielo rovino.

[Versione. Una grande soddisfazione di quando eravamo ragazzi  era quella di sporcare col carbone i muri delle case nuove e dei palazzi.
Qui disegnavamo cifre o pupazzi,  il nodo gordiano e quello di Salomone (cioè la stella a cinque punte): là numeri e le giocate per l'estrazione del lotto, o parolacce, o vagine aperte e membri maschili.
Oppure con un bastone, o un sasso o un chiodo, facevamo all'intonaco qualche segno, profondo in maniera da arrivare ai mattoni.
Quelle sono belle età, per Dio! Sebbene adesso anche io mi diverto, e se c'è un muro bianco lo sfregio.]