03/03/20

G.G. Belli e il colera

Nel luglio del 1837, il poeta Belli rimase vedovo in quanto la moglie Mariuccia morì a causa della terribile malattia del colera. 
Dobbiamo immaginare un Belli così impressionato dalla terribile epidemia di colera, sviluppatasi dal 1832 in poi in tutta Europa, arrivata in Italia e poi nello Stato pontificio nel 1836 e a Roma nel 1837, che si affrettò a fare... testamento!!!

Infatti la paura di ammalarsi, di morire, la responsabilità di lasciare l'unico e amatissimo figlio Ciro orfano di entrambi i genitori (etc) sono tutti argomenti che lo spinsero a dettare al notaio le sue ultime volontà. 
A causa del colera, non solo un grande lutto colpì la famiglia Belli, ma la morte della moglie provocò una serie di problemi patrimoniali gravissimi, sconvolgendo l' esistenza del poeta romano, che proprio in seguito al matrimonio con una donna benestante aveva conosciuto un periodo di tranquillità economica.
E' un uomo che mostra tutta la sua fragilità umana quello che si reca dal notaio romano...Era il  19 agosto del 1837 e G.G. Belli dettò al notaio le sue disposizioni testamentarie. 
Il colera 
Proprio in questa metà di agosto, complice il caldocomplice l'affollamento derivante dalle festività del  15 e 16 agosto, che avevano richiamato a Roma tantissima gente per le processioni propiziatorieper le luminarie e per i bagordi che si consumavano in questi giorni di festa, il colera fece strage della popolazione romana. 

Ecco alcuni dati:
14 agosto:  attaccati 69, morti 39
15 agosto: attaccati 121, morti 51
16 agosto attaccati 179, morti 94
17 agosto attaccati 189, morti 117

I numeri dei morti, che vengono indicati in una "Statistica Ufficiale" a metà del 1838: 2551 uomini e 2868 donne per un totale di 5419 morti. Ma i conti non tornano: il censimento di Pasqua dà nel 1837 una cittadinanza di 156.552 abitanti e nel 1838 di 148.903, per una differenza di 7649; tanti evidentemente sono stati i morti per il colera.

Possiamo solo immaginare G.G. Belli che, abbattuto per il recente e gravissimo lutto che lo aveva devastato, nonostante la caldissima giornata dell'agosto romano, l'afa (il callo da lui stesso descritto in vari sonetti),  l'aria malsana  di questa estate del 1837, mentre si recava frettolosamente  a via delle Muratte dal notaio di cui era cliente, a fare testamento. 
Questa strada si trovava proprio dietro la fontana di Trevi, vicino a palazzo Poli, la lussuosa abitazione in cui viveva da quando aveva sposato la contessa Mariuccia Pichi.
E' anche un modo per Belli di affrontare la situazione, spinto dalle terribili e incontrollate notizie diffuse sulla epidemia e forse influenzato dalle angosciose processioni notturne che attraversavano Roma, sicuramente impaurito dalla possibilità di contrarre il contagio. 

Il testamento
Assistenza ai malati di colera
Alcune righe di questo testamento, che porta in calce  la  firma autografa di Belli, contengono proprio un riferimento esplicito proprio a questo terribile morbo, che proprio in quell'anno si stava diffondendo a Roma
Nell'atto testamentario, il poeta affermava infatti che non voleva essere preso in contropiede dal flagello del ....cholera asiatico che principia a percuotere questa città... e quindi non voleva morire prima di aver fatto testamento. 
Questo atto è conservato nell'Archivio di Stato Roma.

Ed era soprattutto Ciro, l'amatissimo figlio unico rimasto orfano di madre, a occupare i suoi pensieri, quando si sedette davanti al notaio per dettare e poi firmare queste disposizioni. 

Non solo il Belli-uomo, impaurito dalla diffusione del colera che lo induce a fare testamento, ma anche il Belli-poeta dedica all'argomento colera una indimenticabile serie di sonetti, scritti nell'agosto del 1835 e nel 1836 : 
Er còllera mòribbus. Converzazzione a l’osteria de la ggènzola indisposta e ariccontata co ttrentaquattro sonetti, e tutti de grinza..
Grazie all'incontro organizzato dagli studiosi marchigiani (e che risale ad alcuni anni fa ) di Giuseppe Gioachino Belli si possono aggiungere a queste notizie romane, altre interessanti informazioni sull'argomento del colera ad Ancona nel 1836, con lo sguardo rivolto a quanto scritto da G.G. Belli su questo argomento, che coinvolgeva le sue amate Marche. 
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Per saperne di più: "Colera, omeopatia ed altre storie", a cura di Marcello Teodonio e Francesco Negro, Palombi, 1988.