03/07/17

Belli e il problema dell'abitazione

Durante il corso della sua vita Giuseppe Gioachino Belli, nato a Roma il 7 settembre 1791 e morto, sempre a Roma,  il 21 dicembre 1863, ha dovuto cambiare casa molte volte
La famiglia infatti non godeva di immobili di proprietà e così per il futuro poeta  fu una vero e proprio vagabondare da una casa ad un altra fin dalla giovane età... 

G.G.Belli fra affitti e coabitazioni
Belli non ebbe mai una casa sua, ma dovette accontentarsi sempre o di camere messe a sua disposizioni da amici, conoscenti e datori di lavoro o di coabitazioni con parenti.
E anche quando, grazie al matrimonio d'interesse, si sistemò in un elegante appartamento in un palazzo signorile del centro di Roma, dovette fare i conti sempre con la coabitazione con gli anziani suoceri e parenti della contessa Maria Pichi, sua moglie. 

Sicuramente quella della coabitazione, soprattutto fra consanguinei era una caratteristica dell'epoca, che spesso nascondeva situazioni difficili. 
Zitelle, anziani genitori, zii, nipoti orfani, e, quando le condizioni lo permettevano, anche i servitori (e addirittura loro parenti ), coabitavano nella stessa casa. E lo stesso valeva anche per  i giovani coniugi, che spesso rimanevano nella casa dei genitori. Questa era, come per tanti altri della sua epoca, la condizione vissuta per tutta vita dal poeta Belli.
catasto urbano
di Roma

Il catasto urbano di Roma
La Roma di Belli era ancora una città a misura d’uomo, che occupava il territorio racchiuso entro le mura aureliane, leonine e gianicolensi. 
Per i proprietari di immobili poi era una vero e proprio bengodiQuesto perchè, almeno fino all’800, la situazione reale degli immobili romani non era conosciuta, in quanto i romani non ebbero mai, sino agli inizi dell’800, alcun tipo di catasto. C'erano stati momenti in cui i pontefici, per reperire denaro, avevano imposto tasse sulle proprietà immobiliari, tutte pagate in base al sistema poco affidabile delle assegne, una autocertificazione fatta dai proprietari stessi, ma di catasto nemmeno l'ombra...

Un primo passo fu fatto con il motu-proprio del 19 marzo 1801, con il quale il pontefice Pio VII riordinava e semplificava l’intero sistema tributario. In tale periodo infatti fu messa un’imposta fondiaria, calcolata sui beni immobili, denominata ‘dativa reale’. 
piazza
san Lorenzo 

in Lucina n.35
Le cose cambiarono radicalmente, nel 1816 fu ordinato l'esecuzione del nuovo nuovo catasto ( detto gregoriano) per tutto lo Stato pontificio da papa Pio VII, ispirato direttamente al più aggiornato catasto che i Francesi. Per Roma fu impiantato il catasto urbano , ovverosia quello relativo al territorio racchiuso entro le mura aureliane, leonine e gianicolensi, che entrò in vigore nel 1824.

Belli girovago nella roma dei suoi tempi.
Belli nasce nel 1791 in via dei Redentoristi, ad angolo con via Monterone 76 (vicino a piazza Argentina) e fortunatamente il luogo è ricordato da una lapide posta sul muro nell' aprile 1994. 
Qui il poeta vive fino al 28 dicembre 1798, quando si trasferisce con i genitori a Napoli; torna ad abitarvi l' anno dopo, ma dal luglio 1800 risiede a Civitavecchia, dove resta fino alla morte del padre, il 23 marzo 1803. 
Ritornato a Roma e va ad abitare al secondo piano di un caseggiato in via del Corso 391, fino alla morte della madre nel 1807. 
Allora con il fratello e la sorella trova ospitalità presso lo zio paterno, Vincenzo, in un elegante caseggiato in piazza San Lorenzo in Lucina 35; ma ci resta pochi giorni, perché la moglie di Vincenzo, Teresa Capponi, non vede di buon occhio la convivenza dei propri figli con i tre cugini, orfani e di condizione sociale nettamente inferiore. Così i tre orfanelli vengono mandati a dormire da una zia paterna, Maddalena Belli, in via della Fossa 2.

Palazzo Sora durante la demolizione del 1880,
per l'apertura di
Corso Vittorio Emanuele II
Finché, morto il fratello ed entrata in convento la sorella, smette di abitare presso la zia Maddalena e, per intercessione di monsignor Lodovico Micara, ottiene una stanza presso il convento dei Cappuccini di piazza Barberini, ora via Vittorio Veneto, al limite di Villa Ludovisi.

Verso la metà del 1810, il diciannovenne Belli, ripetutamente colpito dalle disgrazie, va ad abitare nel palazzetto del principe Poniatowski, come segretario, in via Mario dei Fiori. Ci resta quasi due anni, e dal 1812 torna ad abitare nel convento dei Cappuccini, trasformato dai Francesi in caserma.
Peraltro nel 1813 è licenziato da casa Poniatowski, probabilmente per aver ceduto alle lusinghe della compagna del principe.

Nel 1814 viene ospitato dall' avvocato Ricci, al secondo piano del palazzo Sora sulla piazza Sora, che sarà cancellata dall' apertura di corso Vittorio.

Nel giugno 1815 il poeta è costretto a lasciare casa Ricci, destinata anche questa a caserma, e si trasferisce in un appartamento in via Capo di Ferro 28, probabilmente presso la zia Teresa.

Una vera e propria svolta nella sua vita, fino a questo momento assai sfortunata, avviene il 13 settembre 1815 quando Belli si sposa con la contessa Maria Conti e gli sposi vanno ad abitare presso la casa della famiglia Conti, al secondo piano di palazzo Poli, con ingresso in piazza Poli 91.
L' appartamento si trova nella parte del palazzo che verrà abbattuta e le stanze dove il poeta compone i sonetti romaneschi ora danno spazio a via del Tritone.
Anche questa situazione comportava però la convivenza con i suoceri.
piazza Poli 

A Palazzo Poli Belli vive quasi 20 anni di tranquillità, che permettono al Poeta di dedicarsi ai suoi interessi letterari e  ai frequentissimi viaggi
Questo periodo di tranquillità economica si conclude però con la morte prematura della moglie avvenuta nel 1837.
Subito la situazione economica non si mostra così solida e per debiti il poeta si vede messe sotto sequestro alcune stanze dell' appartamento. Così è costretto a lasciare Palazzo Poli, su cui venne a poggiarsi la costruzione della Fontana di Trevi, e va ad abitare da solo ( il figlio Ciro è in collegio a Perugia) presso i Mazio, parenti materni, in via Monte della Farina 18, al primo piano di palazzo Balestra, anch'esso oggi non più esistente.,
Via dei Cesarini
in fase di demolizione (1880)
Altra lunga convivenza....che si conclude quasi 12 anni dopo, quando nell' 
autunno del 1849, accetta di andare a vivere con il figlio Ciro e la nuora Cristina Ferretti, nel palazzetto di via Cesarini 77, dove appunto morirà.
Anche questo palazzo è stato in parte demolito, per l' apertura di corso Vittorio Emanuele II, e comunque non più esistente per la parte in cui era l' ultima abitazione del poeta romano.
Una lapide lo ricorda, ma è stata spostata dal luogo originario e ora la si può leggere all' altezza del civico 37 della stessa strada.

22/06/17

Belli e la festa di san Giovanni

Nei Sonetti Belli ricorda la ricorrenza di san Giovanni Battista, patrono di Roma che si festeggia il 24 giugno. 
Questa ricorrenza, oltre che molto sentita, e' stata sempre molto speciale perchè si assiste all'intreccio  di due tradizioni opposte.
Da un lato la saga pagana simboleggiata dalla  "notte delle streghe" e dall'altro quella cristiana dedicata al culto di un importante santo.

La notte più lunga dell'anno
Poi quella fra il 23 e il 24 giugno è la notte più lunga dell'anno, quando cade il solstizio d'estate, comincia l’estate.  
Lo avevano scoperto anche gli antichi astronomi e infatti ci sono notizie che riportano indietro ad antichi rituali. 
E così su questa traccia la chiesa innestò la tradizione dei festeggiamenti con la ricorrrenza dedicata a San Giovanni Battista, e non basta.
Infatti anche nel giorno dell' altro solstizio, quello del 27 dicembre, con cui entra l'inverno, si festeggia San Giovanni evangelista
Così i due Giovanni santi erano accontentati...

La notte delle streghe
A Roma i festeggiamenti iniziavano la notte della vigilia, cioè il 23 giugno, la cosiddetta “notte delle streghe”, durante la quale la tradizione voleva che le streghe andassero in giro a catturare le anime.

Una folla di gente partiva in gruppo allora da tutti i rioni di Roma, al lume di torce e lanterne, e si concentrava a San Giovanni in Laterano per pregare il santo e per mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche allestite per l'occasione.
Mangiare le lumache, le cui corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, significava distruggere le avversità.
La partecipazione popolare era massiccia, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto si faceva rumore con trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi.
La festa si concludeva all’ alba quando il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, dopo la quale dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento, scatenando così la folla presente.

Il sonetto di Belli
Belli  non perde occasione per dedicare un sonetto a questa festa, vista l'importanza dell'avvenimento che coinvolgeva il popolo romano da...."seimila anni".
Il Poeta nel sonetto ripercorre tutte le leggende diffuse tra il popolino romano ignorante (e non solo quello) legate a questa ricorrenza: le streghe che si trasformano in bestie, il patto con il diavolo, l'aglio  e la scopa come antidoti per allontanare le streghe...

Ma c'è di più....il riferimento negativo di Belli verso gli ebrei, quando paragona la loro fisionomia a quella delle streghe diventate bestie. 
Ricordiamo che nell’immaginario collettivo gli ebrei erano ritenuti abilissimi incantatori.

Ecco come viene ricordata la festa di san Giovanni
San Giuvan-de-ggiuggno
Domani è Ssan Giuvanni? Ebbè ffío1 mio,
cqua stanotte chi essercita er mestiere
de streghe, de stregoni e ffattucchiere
pe la quale2 er demonio è er loro ddio 3, 

se straformeno 4 in bestie; e tte dich’io
c’a la finosomia 5 de quelle fiere,
quantunque tutte-quante nere nere
ce pòi riffigurà6 ppiú dd’un giudio. 7
              
E accusì vvanno tutti a Ssan Giuvanni,
pe la meno che ssia, da un zeimilanni. 8
Ma a mmé, cco ’no scopijjo9 ar giustacore
e un capo-d’ajjo10 o ddua sott’a li panni,
m’hanno da rispettà ccome un Ziggnore.

[Versione
Domani è san Giovanni? Allora flglio mio,
qui stanotte chi esercita il mestiere di streghe, stregoni e fattucchiere
per i quali il demonio è il loro dio,
si trasforma in bestia; e ti dico
che la fisionomia di quelle fiere
sebbene siano tutte nere-nere
può raffigurare più di un ebreo.
E così vanno tutti a san Giovanni, 
perlomeno da seimila anni.
Ma a me, con in mano una scopa 
e una testa d'aglio sotto il vestito
mi devono rispettare come un Signore.]
_________

Salta
 1.Figlio 2; Di questo pronome relativo il romanesco non usa che il femminino singolare, e di questo i soli casi la quale e per la quale; 3.I due versi antecedenti sono tratti quasi letteralmente dalla Dottrina del Cardinal Bellarmino; 4.Si trasformano5.Ci puoi raffigurare; 6.I giudei passano per abilissimi maliardi 8.Da un seimil’anni 9. Scopiglio: aglio. Alla scopa e all’aglio  attribuito l’onore di predominare le streghe e renderne innocue le malie.

03/06/17

Belli e l'aria cattiva

Festa del Lago 
di piazza Navona - 1756 
G.P. Pannini
Roma giugno 1845, faceva già caldo..
E, proprio a causa dall'arrivo dell'estate che si presagiva sarebbe stata, come sempre, afosa, soffocante, il Poeta Belli scrive un sonetto intitolato: L'aria cattiva...

La calura estiva (1)
Varie sono le attestazioni che riferiscono dellaria afosa, opprimente, del caldo soffocante e snervante che c'era a Roma nelle poche passate, e che di notte rendeva difficile dormire e di giorno rendeva faticoso svolgere qualsiasi tipo di occupazione. 
E così chi se lo poteva permettere lasciava la città per i più freschi Castelli romani. Non è un caso che i pontefici si trasferivano nel bel palazzo pontificio di Castelgandolfo....sui Colli Albani, circa venti chilometri a sud di Roma. Luogo prescelto come luogo di villeggiatura da molti papi, a cominciare da Urbano VIII subito dopo la sua elezione a pontefice (1623) e a finire sotto il recente pontificato di Benedetto XVI (2005-2013).
Il popolino, che non conosceva la villeggiatura, conviveva con i malesseri derivanti dal caldo afoso:  spossatezza, sudorazione, sbalzi pressori...e  reagiva con semplici rimedi come una bella fetta di cocomero o una immersione in Piazza Navona allagata o facendo il bagno, anche se era vietato, nelle vasche delle belle fontane romane...
E Roma da questo punto di vista era comunque una privilegiata, perchè l'acqua abbondava fin dai tempi più antichi....
Il caldo e le malattie 
L'arrivo del caldo spesso era accompagnato da problemi più seri, come le terribili epidemie di colera e anche le febbri
A.Pinelli,
Cocomerari a piazza Navona
malariche che spesso mietevano vittime. 
Malattie favorite dalle carenti condizioni igieniche della città eterna,  dalla mancanza di servizi igienici nelle abitazioni e dalla vicinanza con zone paludose. E la medicina non era ancora in grado di affrontare situazioni così difficili.....

E' nota la paura di Belli per le malattie, e non va dimenticato che la moglie Mariuccia era morta per il colera proprio durante l' estate del 1837. Di questa terribile epidemia, diffusasi a Roma dal 1836 e proveniente dal Regno di Napoli, resta il ricordo dell'impressionante numeri dei morti, che vengono indicati in una "Statistica Ufficiale" a metà del 1838: 2551 uomini e 2868 donne per un totale di 5419 morti. 
Ma  il censimento di Pasqua dà nel 1837 una cittadinanza di 156.552 abitanti e nel 1838 di 148.903, per una differenza di 7649; tanti evidentemente sono stati i morti per il colera.
Il sonetto
Belli scrive vari sonetti dedicati all'estate, al caldo estivo, e parecchi proprio al colera....ma in questa occasione  in particolare ci interessa un sonetto scritto nel giugno del 1845 e intitolato: L’aria cattiva.
Qui Belli invita, con grande impeto, i forestieri ad andarsene da Roma per paura del caldo e delle malattie. Il caldo che stringe in una morsa Roma a luglio e agosto è definito come il giudizio universale che  può portare alla portava alla morte tutti...

L’aria cattiva
Scappate via, sloggiate, furistieri:
fora, pe ccarità, cch’entra l’istate.
Presto, fate fagotto, sgommerate,
ché mmommó a Rroma sò affaracci seri.

Nun vedete che ppanze abburracciate?
che ffacce da spedali e ccimiteri?
Da cqui avanti, inzinenta li curieri
ce mànneno le lettre a ccannonate.

Si arrestate un po’ ppiú, vve vedo bbrutti,
ché cqui er callo è un giudizzio univerzale:
l’aria de lujj’e agosto ammazza tutti.

Pe ppiú ffraggello poi, la ggente morta
séguita a mmaggnà e bbeve, pe stà mmale
e mmorí ll’ann’appresso un’antra vorta.


[Versione

Scappate via forestieri, 
fuori per carità che entra l'estate
: fuori, preparate i fagotti, sgomberate, 
che adesso a Roma sono affari seri. 

Non vedete che pance gonfie ? 

che facce da ospedali e cimiteri?
Da qui in avanti, i corrieri 
consegnano le lettere con il cannone.


Se restate un pò di più, vi vedo brutti, 
che qui il caldo è come il giudizio universale:
l'aria di luglio e agosto ammazza tutti.
Per maggiore flaggello poi, la gente sebbene sia quasi morta 
continua a mangiare e a bere, per star male
 e morire l'anno appresso un'altra volta]
-----------------

 1) vedi Luigi Ceccarelli,  Antologia dell'insopportabile caldo romano

21/04/17

Belli e il "barbiere" factotum Gaetano Moroni

Il destino vuole che a soli sedici anni Gaetano Moroni (Roma,  1802 –  1883, nel 1818, fa l'incontro che segnerà la sua vita. 
Il padre, che faceva il barbiere, e che aiutava nella bottega, lo manda al convento dei Camaldolesi a far la barba all'abate generale Mauro Cappellari. 
Il frate lo prende a benvolere e lo tiene con sé come barbiere personale
Cappellari viene colpito dal suo amore per lo studio e ne seguì la crescita. Quando fu certo che il giovane possedeva doti non comuni di intelligenza,non solo lo esortò a perseverare ma gli fece conoscere nel tempo alcuni celebri eruditi romani. Grazie al nuovo protettore, Gaetanino inizia a studiare, e gradatamente comincia a rivestire per Capellari incarichi di segretario sempre più delicati. 
Gaetanino fa carriera  
Gaetanino si dimostrava sempre più serio e affidabile, e così Cappellari, subito dopo la promozione a cardinale (1826), lo volle con sé, impiegandolo come servitore, uomo per le pulizie, e, via via che la fiducia in lui cresceva, come documentarista, minutante, segretario e, in occasione delle malattie, perfino come infermiere. Praticamente un factotum...
Quando il cardinal Cappellari viene nominato papa col nome di Gregorio XVI Gaetanino lo segue come Aiutante di Camera.
Così, per i quindici anni del pontificato (1831 - 1846) l'ex barbiere è una sorta di eminenza grigia del papa, di cui gode di una fiducia incondizionata ...
Ma come sappiamo la satira è insita nel dna del popolo romano e così Pasquino, la più celebre statua parlante di Roma,   soprannomina Gaetanino «sottopapa»
Non è un mistero per nessuno che per una concessione, un privilegio, una diminuzione di pena, un pubblico appalto, una promozione, insomma un qualsiasi favore, non ci si deve rivolgersi al segretario di Stato o ai cardinali, ma a Gaetanino, al quale ogni volta viene pagato un premio adeguato.  
Tra tangenti e regalie Gaetanino sfrutta la sua posizione, ed arriva a accumulare 280 scudi annui di vitalizio, 10 scudi mensili provenienti da un botteghino del Lotto di Roma e altrettanti dall' amministrazione delle saline di Cervia. Così da umile barbiere diventa  un vero signore

Le malelingue parlano
Ma c'è anche un retroscena poco edificante. Gaetanino si era trasferito con moglie e figli nel palazzo apostolico. E qui spesso veniva Gregorio XVI in persona per godere dei piaceri della casa
Non solo quelli della tavola di cui questo papa era molto amante, ma anche altri piaceriCome riferisce Stendhal, che soggiorna a Roma varie volte,: «il papa ama riposarsi in compagnia della moglie di Gaetanino», Clementina Verdesi, una «donna che può avere 36 anni, non è né bene né male».
Ma i pettegolezzi, le voci che giravano per Roma non allontanano Gaetano che resta fedele al papa, come un cane al suo padrone, fino all' estremo respiro di Gregorio XVI nel 1846. 
E nel testamento la sua fedeltà viene ulteriormente premiata con 4000 scudi e tanti libri rari, tra i quali i 21 volumi in folio delle incisioni romane del Piranesi, un' opera di straordinario valore d' antiquariato. 
Il nuovo Papa Pio IX lo rimuove dall' incarico di Primo Aiutante di Camera; e Gaetanino se ne va vivere a palazzo Carpegna, e terminerà una fondamentale opera, per la quale è ricordato nella bibliografia pontificia, il Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica in 109 volumi.

G.G. Belli contro Gaetanino
Un tale gossip non poteva sfuggire al Poeta romano Giuseppe Gioachino Belli, contemporaneo di queste vicende.
Come sappiamo il grande Poeta romanesco non aveva peli sulla lingua quando si trattava di colpire i comportamenti illeciti del clero, tanto più che Gregorio XVI è il papa maggiormente preso di mira nei suoi Sonetti.
Così nel sonetto  Er Papa omo,  Belli insinua il pettegolezzo che circolava insistentemente a Roma: la moglie di Gaetanino è... una donna molto molto devota al Vicario di Dio, in tutti i sensi...
Er Papa omo

A ppalazzo der Papa (1) c’è un giardino
co un boschetto e in ner bosco un padijjone
pien de sofà a la turca e de portrone
e de bbottijje de rosojjo e vvino.
C’è ppoi ne le su’ stanzie un cammerino
co una porta de dietro a un credenzone,
che mmette a una scaletta, e in concrusione
corrisponne ar quartier de Ghitanino. (2)
Ghitanino è ammojjato: la su’ mojje
è una donna de garbo, assai divota
der Vicario de Ddio che llega e ssciojje.
Ôh, nun vojjo dí antro: e ho ffatto male
anzi a pparlà ccusí ddove se nota
oggni pelo e sse (3) penza ar criminale.

1° giugno 1835

1. Il Vaticano. 2.Gaetano..., primo cameriere santissimo. 3.Si.

[Versione. Il Papa uomo. : Al palazzo del Papa c'è un giardino con un boschetto e nel bosco c'è un padiglione pieno di sofà alla turca e di poltrone e di bottiglie di rosolio e vino. C'è poi nelle sue stanze un camerino con una porta nascosta dietro a u credenzone, che porta a una scaletta, e in conclusione corrisposnde all'appartamento di Gaetanino. Gaetanino è ammogliato : sua moglie è una donna garbata, assai devota del Vicario di Dio che lega e scioglie. Oh, non voglio dire altro: e ho fatto male anzi a parlare così dove si nota ogni pelo e si penza al criminale.]

11/04/17

Belli e il cuoco-poeta Adolfo Giaquinto. Destini incrociati...

Adolfo Giaquinto (Napoli 1846 - Roma 1937) è stato un celebre cuoco e gastronomo italiano. Cuoco di professione, si occupò di culinaria scrivendo libri (La cucina di famiglia1901; ecc.) e sui giornali dell'epoca. 
Contemporaneamente si occupò anche di poesia romanesca, scrivendo per parecchi anni, con Luigi Zanazzo, sul periodico Rugantino e fondando (1902il giornale dialettale Marforio. 
Giaquinto nelle sue poesie  (vedi Raccolta completa di poesie dialettali1909) ritrae aspetti popolareschi della Roma di dopo l'unità, alternando al romanesco quel linguaggio cosìdetto "cispadano", caratteristico dei contadini abruzzesi e molisani venuti a lavorare nella capitale.

Giaquinto conosceva il poeta Belli? Difficile pensare che il poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli e Adolfo Giaquinto si siano conosciuti, perchè quando Belli muore, nel 1863, Giaquinto ha solo 17 anni!! 
Viceversa è però possibile che Giaquinto abbia potuto leggere qualche Sonetto belliano nella prima edizione, che, seppur incompleta, risale al 1870, a cura di Luigi Morandi.
Comunque la poesia di Giaquinto non è assolutamente paragonabile al genio di Belli e vive invece di un'ispirazione più leggera (per saperne di più vedi:  Treccani- dizionario biografico online).

Il miraggio del posto fisso
Come emerge nella recente ricerca pubblicata online: Giuseppe Gioachino Belli-Impiegato nell'amministrazione pontificia (1807-1845) (clicca qui), il Poeta Belli aspirò sempre alla sistemazione sicura presso gli uffici pontifici e la ricostruzione della sua carriera ne è una conferma.
E chi poteva dargli torto...E in alcuni componimenti di Giaquinto si ritrovano i riferimenti alla tematica del posto fisso, all'impiego presso l'amministrazione pubblica visto, ieri e oggi, come traguardo per sistemarsi definitivamente con uno stipendio sicuro e poi una pensione assicurata.  

Tanto più che Giaquinto scrive quando sono iniziati dei cambiamenti epocali, a partire dal 1870, nel campo della riorganizzazione burocratica dello stato italiano.  
In particolare riportiamo il sonetto scritto nel 1894 del poeta -cuoco-gastronomo Adolfo Giaquinto.

In cerca d’impiego
Tu che cciai ggiro e cche conoschi tanti,
Vedi un po’ d’ajutamme, caro Tito;
Ciò un fijo giovenotto che vviè avanti:
Procura d’imbuciallo in quarche ssito. 
–E che vvoi che t’ajuti? Oggi è ffinito: 
Li posti so’ ’ccupati tutti quanti;
È granne? – Ha ventott’anni. –
È assai ’struvito? – Macché ’struvito: è ’r dio de’ l’ignoranti.
Tra ttanti pezzi grossi che cconoschi, 
Troveje un posto pe’ sazzià la fame... 
Da guardia-carceraria, guarda-bboschi... – 
Ma per entracce je ce vò ’n esame... 
Tu’ fijo in che mmateria è ppiù scafato? –
 I’ gnente: legge appena lo stampato.

[Versione. IN CERCA D'IMPIEGO. Tu che hai un giro di  amicizie e che conosci tante personevedi un pò di darmi un aiuto, caro Tito;
Ho un figlio giovanotto che sta crescendo:datti da fare per fargli trovare un impiego -E come posso aiutarti? Non sono più questi i tempi:
I posti sono occupati tutti quanti;E' grande? - Ha 28 anni
Ha una buona istruzione? - Macchè istruito: è il Dio degli ignoranti.
Tra i tanti pezzi grossi che conosci, trovagli un posto perchè possa mangiare...
Da guardia carceraria, da guardaboschi...-
Però per entrare deve fare un esame.. Tuo figlio quale materia conosce meglio?-
Lui non conosce niente: legge a malapena i caratteri stampati.]