28/05/19

G.G. Belli e il dongiovanni romano

B. Pinelli, Incisioni erotiche
Il Belli sicuramente era un uomo di mondo, un artista, un viaggiatore, che ammirava e amava le donne, e le donne sono state fonte di ispirazione e spesso anche protagoniste di molte delle sue opere.
Anche nella vita privata il fascino femminile lo colpì più volte, nonostante si fosse sposato molto giovane. 
Ma come sappiamo fu un matrimonio d'interesse con una donna benestante e più anziana di 10 anni. 
L'amore, la passione la cercò altrove. [Per saperne di più]

Le figure femminili Due figure femminili, che fecero parte della sua sfera amorosa, vengono associate al Poeta nella sua biografia. Esse furono la marchesina Vincenza Roberti, a cui dedicò molte epistole (Lettere a Cencia), e un canzoniere amoroso, e, in età più matura, oramai vedovo, l'attrice Amalia Bettini (sonetti e lettere) 
Se invece guardiamo ai suoi versi, li vediamo popolati di donne della plebe: Teta, Nina, Betta, Maria, CheccaGgiartruda, Agnesa, Lalla, Clementina, Antonia, Marta , Maddalena;
Nunziata, Nannarella,  Carlotta .., protagoniste che occupano quasi metà della sua vastissima produzione poetica, e a cui dedica imperdibili siparietti. 
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Il Dongiovanni romano  e la sua morale cristiano-romanesca
Si.. ma accanto a queste donne romane, e non solo, ci sono anche tanti ritratti di uomini: popolani, paini (cioè bellimbusti)  e bulli (cioè giovani arroganti).

In particolare nel sonetto L’incrinnazzione un popolano è immortalato in quella che è la sua vocazione più autenticafare sesso con più donne possibile. Ma non solo...questo Dongiovanni in salsa romana mostra una sua etica popolare, quella che in sostanza interessa il Poeta.
Costui infatti introduce un ardito e blasfemo accostamento: il papaDio e ..il pelo, cioè il sesso femminile

Queste sono per lui le tre cose più importanti della sua vita, anche se la terza, cioè il pelo, è di gran lunga la più importante.
In questo singolare credo del popolano romano si possono cogliere tratti essenziali della morale cristiano-romanesca, dove il protagonista, dopo un formale ossequio alla morale cristiana, antepone nella sua trilogia il dio in terra, cioè il papa, al Dio celeste, per poi dichiarare subito dopo la sua disponibilità a rinnegare il Vangelo per far l'amore con le  donne.

Dongiovanni, macho, tombeaur de femmes....alla romana 
Altro elemento che salta agli occhi: di solito gli uomini cercano di nascondere le loro avventure amorose.
Non qui!! Nelle righe successive del sonetto, l'omo romano infatti smania per fare l'elenco delle donne con cui ha avuto rapporti sessuali nell'ultimo anno.
A leggere l' elenco si direbbe che nel conservatore stato del papa, culla del cattolicesimo, per le donne  i legami matrimoniali non dovessero costituire un ostacolo alle liasion amorose, che spesso e volentieri intrecciavano. Ma non solo le donne maritate, anche le vedove  e le zitelle non avevamo scrupoli a concedersi.
B. Pinelli, Incisioni erotiche
Se è vero che il "fenomeno" romano ha "scopato" (per dirla con Belli) 36 donne maritate,  8 zitelle e, per non farsi mancare proprio niente,  10 vedovelle allegre
Va detto che all'epoca i matrimoni erano spesso combinati per interesse e, quindi dietro le apparenze di fedeltà e perbenismo imposte dalla morale cristiana, si celava un mondo incline al tradimento, alla infedeltà.

Nei versi finali lo stesso tombeaur des femmes  arriva a sperare che addirittura Dio possa avere in serbo per lui altre fortuite occasioni di rapporti sessuali, senza mostrare una minima traccia nè di pentimento, nè di scrupoli morali per le trasgressione fatte.

Il verbo "scopare" utilizzato nel significato di avere un rapporto sessuale
Abbiamo riportato il verbo "scopare" perchè utilizzato da Belli in questo sonetto (e in altri sonetti) col significato di "avere un rapporto sessuale". 
Questo verbo ha avuto molto successo per indicare l'atto sessuale, privo di implicazione  sentimentali e forse è stato proprio lo stesso poeta Belli a decretarne la fortuna. Tant'è che ancora oggi è il più usato per indicare questa attività.  

L’incrinnazzione 
Sèntime: doppo er Papa e ddoppo Iddio 
cquer che mme sta ppiú a ccore, Antonio, è er pelo: 
per cquesto cquà nun so nnegatte 1 
ch’io rinegheria la lusce der Vangelo. 
E ssi dde donne, corpo d’un giudio!, 
n’avessi cuante stelle che ssò in celo, 
bbasta fussino bbelle, Antonio mio, 
le voría fà rrestà tutte de ggelo. 2 
Tratanto, o per amore, o per inganno, 
de cuelle c’ho scopato, e ttutte bbelle, 
ecco er conto che ffo ssino a cquest’anno: 
trentasei maritate, otto zitelle, 
diesci vedove: e ll’antre che vvieranno 
stanno in mente de Ddio: chi ppò sapelle? 3 

Roma, 21 novembre 1832 - Der medemo 

1 Negarti. 2 Far restar di gelo, gelare, cioè: «ammaliare, istupidire, rendere inabile a difesa o resistenza». 3 Saperle.

[Versione.
La vocazione. Ascoltami: dopo il Papa e dopo Dio quello che mi sta più a cuore, Antonio, è il pelo (cioè il sesso femminile): perchè per questo qua non so negarti che io rinnegherei la luce del Vangelo. E se di donne, corpo di un ebreo, ne avessi tante quante le stelle che sono in cielo, basta che fossero belle, Antonio mio, le vorrei ammaliare tutte.

Pertanto, o per amore, o per inganno, di quelle con cui ho fatto l'amore, e tutte belle, ecco il conto che faccio fino a quest'anno: trentasei maritate, otto zitelle, dieci vedove: e e le  altre che verranno stanno nella mente di Dio: chi lo può sapere.]